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Un cammino un po’ tortuoso quello che ha
intrapreso il wi-fi in Italia. E soprattutto più lento di quello negli Stati
Uniti, dove le grandi società fanno a gara per fornire questo servizio in
ristoranti, fast food e addirittura a bordo degli aeroplani. Nel Belpaese
invece la situazione non è ancora propriamente rosea. Portatile&wireless ha
tastato con mano il terreno facendo delle prove sul campo negli hot spot dei
più grandi gestori. Vediamo come sono andate e quali sono le prospettive per
i prossimi mesi.
Il presente
C’è da chiedersi più che altro se avrà futuro o no questo fenomeno che per
il momento sembra abbastanza poco diffuso. Rispetto alla scorsa inchiesta
della nostra rivista, apparsa sul numero 73 dello scorso maggio, le cose non
sono cambiate molto. A parte il fatto che qualcuno sembra aver gettato la
spugna. O credere poco nel futuro del wi-fi pubblico. E’ il caso di Tiscali.
Quando abbiamo contattato l’azienda per chiedere come procedesse la loro
corsa verso un numero di hot spot maggiore abbiamo infatti scoperto che non
stanno nemmeno passeggiando lungo il viale del wireless. “Tiscali non crede
che questo tipo di business possa essere proficuo, né che in futuro abbia
successo” ci è stato detto dall’addetta stampa della società. Altri gestori
per fortuna sono più ottimisti e vogliono allargare la loro presenza in
Italia conquistando una diffusione maggiore sul territorio.
“Di qui a fine 2004 – ci ha spiegato Chiara Fracassi, marketing manager di
Megabeam - prevediamo una crescita di circa il 30% dei nostri hot spot”.
Qualcuno ancora ci crede, evidentemente, visto che chi rema perché le cose
procedano. La società è forte nel segmento degli alberghi e delle location
strategiche per chi usa il servizio quando è in viaggio per lavoro. “Al
momento – precisa Fracassi – abbiamo 30 hot spot attivi, di cui 9 a Milano,
3 a Roma, 2 a Firenze. Si tratta dei principali aeroporti italiani e
alberghi business in Italia. L'hot spot più a sud è lo Starhotel Terminus di
Napoli, mentre nel nord Italia abbiamo quattro hot spot in Val d'Aosta, tra
cui quello presso il rifugio Plateu Rosà sul Monte Cervino”. L'utente finale
secondo Megabeam si aspetta una maggiore diffusione degli hot spot, una
copertura più capillare del territorio, accompagnata da una diminuzione di
prezzi per la navigazione. “L'interoperabilità tra operatori, nazionali ed
internazionali, garantita dagli accordi di roaming, assieme alla ‘crescita’
tecnologica dell'utenza permetteranno al Wi-Fi di raggiungere le proprie
potenzialità di mercato che resta, comunque, un mercato di nicchia” dichiara
Chiara Fracassi. Rispetto alla scorsa inchiesta però il tiro è stato
aggiustato. La società infatti si proponeva di raddoppiare il numero degli
hot spot sul territorio italiano. Adesso invece si parla del 30% e a sei
mesi dall’articolo di Portatile&wireless la situazione non è ancora
cambiata. Speriamo nel futuro allora.
Una ventata di ottimismo
A darcela è Tin.it, che sembra aver messo il piede sull’acceleratore.
“Tin.it – ci dice Enzo Riccio, responsabile Value Added Services Tin.it
Marketing - ha più di 450 hot spot attivi su tutto il territorio nazionale e
più di 100 saranno attivati prossimamente secondo i dati in nostro possesso
al 7 di settembre. La crescita nel 2004 è stata notevole, considerando che
alla fine del 2003 le postazioni attive erano circa 150, mentre a giugno
erano già diventate 350”. Va bene, i numeri ci sono. Ma le prospettive per
il futuro quali sono? Riccio ci risponde che entro la fine dell’anno
dovrebbero raggiungere la cifra di 550 hot spot attivi. “Per fine del 2005 –
aggiunge Riccio - contiamo di superare i 1.000 hot spot, inclusi anche
quelli che selezioneremo in roaming con altri operatori” continua Riccio.
Il dinamismo
Da Telecom Italia invece non abbiamo ricevuto dichiarazioni. Né informazioni
riguardo alle previsioni e ai risultati raggiunti. Strano. Abbiamo curiosato
allora sul sito della società e a occhio di grandi cambiamenti non ce ne
sono stati. Probabilmente qualche postazione in più c’è, ma nulla di
rilevante. Già dalla scorsa inchiesta era emerso che Telecom si era
ripromessa di raggiungere 200 hot spot entro la fine del 2003 ma alla fine
del marzo 2004 erano ancora 200. La società si proponeva, ma a questo punto
abbiamo dei dubbi sul fatto che ci riesca, di raggiungere la cifra di ben
1.500 location entro la fine del 2004.
Un panorama vario quindi quello del Wi-Fi pubblico in Italia, dove i player
entrano ed escono velocemente dal campo. Rispetto alla scorsa inchiesta,
questa volta abbiamo preso in considerazione anche Tecom, un gestore che
sembra si stia impegnando seriamente nella creazione di hot spot. HiPort, il
suo network di hot spot Wi-Fi, ha preso vita nel corso del 2002 grazie agli
accordi stipulati dalla società con catene alberghiere internazionali e al
suo attivo oggi ha circa una settantina di postazioni, con altrettante in
fase di attivazione. “L'obiettivo – leggiamo dal sito - nel breve periodo
(fine 2004) si colloca tra gli 800 e i 1.000 hot spot complessivi, a livello
europeo”.
Il futuro
Abbiamo anche provato a sondare il terreno su quello che i gestori pensavano
potesse essere il probabile futuro del Wi-Fi pubblico. Tin.it è ottimista.
“Pensiamo che il consumatore voglia essere sempre più ‘connesso alla Rete’ e
quindi navigare e scaricare e-mail ad alta velocità, anche quando è fuori
ufficio o casa” ci ha spiegato Riccio. E ha aggiunto che per rispondere a
queste aspettative è necessario continuare il percorso intrapreso, aumentare
da un lato cioè la copertura del servizio Wi-Fi e dall’altro favorire
l’adozione di terminali mobili come palmari, pocket PC e telefonini
integrati con la tecnologia Wi-Fi. “Ci aspettiamo dunque – ci dice Riccio -
che quello che sta accadendo negli Stati Uniti, in Giappone, ma anche in
Europa, dove intere città sono ormai diventate enormi hot spot, arrivi
presto anche in Italia. E Tin.it è pronta per cogliere questa opportunità.
Come ogni cosa nuova che nasce, ci aspettiamo sicuramente sviluppi di
servizi collaterali all’accesso. Che potranno rappresentare nuovi business.
Ad esempio chi fa pubblicità potrà ideare nuovi mezzi di comunicazione. Per
quello che riguarda le locazioni, stiamo assistendo a un grande interesse da
parte degli alberghi, ma anche di location assolutamente poco convenzionali
come i circoli sportivi, i porti turistici, che vogliono offrire servizi
innovativi ai propri clienti”. Per Chiara Fracassi di Megabeam “Con la
crescita del mercato, sarà più che ragionevole aspettarsi un aumento di
location anche ‘consumer’, diverse cioè da aeroporti e alberghi, che
attirino coloro che hanno bisogno di connettività ‘downtown’ anche grazie
alla fornitura di servizi e contenuti a valore aggiunto. In tal senso, è
probabile che si sviluppino nuovi contenuti di intrattenimento, nonché
servizi di tipo VoIP (voice over Ip). Che potranno sicuramente rappresentare
dei fattori di svolta verso questa auspicabile crescita”.
Il test: Megabeam
Il sito della società riporta chiaramente il funzionamento del servizio, il
modo in cui si possono acquistare le card per la connessione Wi-Fi e
l’elenco degli hot spot attivi. All’indirizzo www.megabeam.it/it/mb_wisp/index.htm
si può trovare tutto quello che serve sapere. Noi non ci dilungheremo nel
dare spiegazioni minuziose a riguardo invitandovi invece a dare un’occhiata
al numero di maggio di portatile&wireless. Le tariffe attuali sono le stesse
di sei mesi fa: si può navigare acquistando le card prepagate dal sito (e
non nelle location) al costo di 6,50 euro per 1 ora di connessione, 12,90
euro per 24 ore, 36,90 euro per 96 ore (quattro giorni).
Veniamo alla nostra prova. Per testare il servizio abbiamo scelto un albergo
nel cuore di Milano, lo Star Hotel Rosa di via Pattari, a pochi passi dal
Duomo. Appena arrivati abbiamo notato che ad indicare la zona wi-fi non
c’erano cartelli. Ci siamo comodamente seduti nella hall dell’albergo e
abbiamo acceso il nostro portatile dotato della tecnologia Centrino, che ha
rilevato subito la rete Wi-Fi. Cliccando sul browser e tentando di caricare
una pagina qualsiasi, si è aperta la finestra di log in dove abbiamo
inserito il nostro username e la password per accedere al servizio. Si sono
aperte subito dopo due finestre: una che indicava i dati di connessione
(byte scambiati, userid e password) e l’altra di benvenuto, con un documento
sulla partnership tra Star Hotels e Megabeam. Non c’è che dire, la
connessione era ottima. Abbiamo dato uno sguardo in giro e abbiamo visto che
alle 15.00 nella hall c’erano altri due clienti con il notebook. Non
sappiamo dire se fossero connessi o meno, ma la velocità della nostra
navigazione è stata un successo. Ci siamo disconnessi effettuando il log out
e abbiamo riprovato a riconnetterci subito dopo, per vedere se sorgevano
problemi. Nessuno. Fare questo test è stato un piacere.
Tecom
Il circuito Hiport è davvero efficiente. Noi abbiamo testato uno dei tanti
UNA Hotels&Resorts, l’UNA Hotel Mediterraneo, in via Muratori a Milano. Dal
sito (www.hiport.it) abbiamo controllato, prima di recarci sul posto, dove
si potessero acquistare le card per l’accesso all’hot spot Wi-Fi. E abbiamo
visto che si possono comodamente comprare in ogni postazione dove sia
presente un hot spot. Bene. Arrivati all’hotel il direttore ci ha
gentilmente permesso di testare il servizio tramite una carta prepagata
offerta dall’albergo. Ci siamo seduti nella hall e abbiamo aperto una pagina
web per far comparire la schermata di log in. Dopo aver inserito username e
password si sono aperte due schermate, una dedicata all’hotel, l’altra con
il log out. Sfortunatamente quella del log out si è immediatamente chiusa
poco dopo. Che sia stata una nostra distrazione? Mah. Quello che è certo è
che quando è stato il momento di disconnetterci ci abbiamo impiegato un po’
a capire come fare. E il problema non era da poco, visto che senza log out
per il sistema si era ancora connessi e non c’era modo di ritornare a
stabilire una nuova connessione. Poi per fortuna ci è venuto in mente di
scovare la pagina tra le ultime visitate. E voilà, all’indirizzo
www.hiport.it/byebye.php abbiamo chiuso la nostra connessione.
Comunque a parte questo piccolo incidente (magari è stata colpa nostra…)
tutto è filato liscio. Abbiamo provato a caricare diverse pagine e a
spostarci anche per la hall dell’albergo. La connessione è sempre stata
ottima e navigare è stato un vero piacere.
Tecom ha diverse card per la connessione. Noi ci siamo affidati a quelle
prepagate, che si trovano a 5 euro (300 units), 10 euro (630 units), 50 euro
(3.300 units) e 100 euro (6.900 units) dove le units sarebbero il credito
disponibile che viene progressivamente ridotto in funzione del tempo di
connessione al servizio. La card può essere utilizzata in qualsiasi Location
del circuito HiPort fino all’estinzione del credito espresso in "units”. A
fianco a quelle prepagate, Tecom prevede anche altri tipi di carte: le Flat
Card, le Postpaid Card e le Meeting Card. Le prime, non ricaricabili,
consentono l’accesso per un periodo di tempo predeterminato, che decorre dal
momento del primo utilizzo e termina allo scadere dello stesso,
indipendentemente dall’effettivo utilizzo e possono essere usate soltanto
presso la location dove sono state usate la prima volta. Una Flat Card da
due ore costa 14 euro. Le Postpaid Card invece permettono una connessione a
tempo indeterminato e ad un costo calcolato a consuntivo, in base al tempo
di connessione o al volume di traffico generato. Le Meeting Card sono invece
pensata appositamente per i meeting all'interno delle location HiPort.
Telecom Italia
Questa volta la prova dell’hot spot Telecom Italia è stata deludente. Come
location abbiamo scelto l’Hotel Rex, in via Quaranta a Milano. Appena
arrivati abbiamo chiesto all’albergo se si potesse acquistare una card
prepagata per la navigazione ma ci è stato detto che da un po’ di tempo le
uniche card disponibili erano da 40 euro. Una bella sommetta per un cliente
che magari voleva scaricare solo la posta nei due o tre giorni di permanenza
in albergo. Gentilmente l’albergatore ci ha messo a disposizione una card
gratuita per il nostro test. Non ci sono cartelli che indichino l’area Wi-Fi
della Telecom. Ci sediamo nella hall e apriamo il browser. Appare la
schermata di log in e proviamo a connetterci. Abilitiamo come da
suggerimento del sito (www.191.it) la nostra carta prepagata e poi fiduciosi
attendiamo il responso. Più che davanti a un oracolo però siamo di fronte a
un servizio che non funziona. La scritta che appare ci dice che “Spiacenti.
Il servizio è in fase di manutenzione. Lei è comunque autenticato e
abilitato alla navigazione Internet”. Allora proviamo a caricare una
qualunque pagina. Ma il servizio non funziona. Ritentiamo. Nulla.
“Impossibile trovare la pagina richiesta”. Ricarichiamo un’altra pagina. E
riappare la schermata di log in della Telecom Italia per l’accesso all’hot
spot. Ma come, non eravamo già stati “autenticati e abilitati alla
connessione” a sentir loro? Non demordiamo. Ci rimbocchiamo le maniche e
reinseriamo la nostra password e il nostro username. Stavolta tutto va
liscio. Almeno sembra per due o tre pagine visitate. Poi si ricade nel
tranello e magicamente siamo di nuovo di fronte alla finestra di log in con
i campi vuoti, pronti perché noi inseriamo di nuovo i nostri dati.
Accipicchia. Speriamo sia solo un empasse da “manutenzione”.
Per la connessione si possono usare le carte prepagate o stipulare degli
abbonamenti. Le tariffe sono le stesse di sei mesi fa, quando abbiamo svolto
la prima inchiesta. Le carte sono in tagli da 5 ore al costo di 5 euro (il
tempo si calcola dalla prima connessione fino a esaurimento), da 24 ore al
costo di 15 euro e da 7 giorni, al prezzo di 40 euro. Gli abbonamenti invece
sono a consumo con un traffico minimo prepagato. Il primo si chiama
MonthlyUse 50 MB e prevede un canone mensile di 4,95 euro comprensivo di 50
Megabyte di traffico e un addebito di 0,5 euro per ogni Megabyte di traffico
aggiuntivo. Ma qui ci accorgiamo che il sito non è aggiornatissimo perché
subito dopo propone una promozione commerciale valida fino al 29 febbraio
2004. Speriamo che le tariffe siano sempre le stesse allora! Comunque sia,
il secondo abbonamento prevede (MonthlyFlat 10GB) un volume massimo di 10 GB
di traffico al mese con un canone mensile di 49,95 euro.
Tin.it
Attualmente Tin.it ha 593 hot spot contrattualizzati di cui 470 attivi e 123
di prossima attivazione. Ed ha pensato per la connessione dei suoi utenti a
un “gettone virtuale”, un codice temporaneo cioè da acquistare online
tramite carta di credito presso uno degli Hot Spot Tin.it, con una durata di
1, 5 o 24 ore al prezzo di 2,95 euro, 4,94 euro e 14,95 euro. Quest’ultimo
gettone in realtà fino alla fine del 2004 è in promozione a 9,95 euro. “Chi
prevede di utilizzare spesso il servizio negli hot spot Tin.it (tipicamente
personale mobile) – ci spiega Riccio – può godere della promozione gratuita
sul traffico sviluppato da un qualsiasi abbonamento a pagamento (dial-up o
Adsl). Basta ad esempio abbonarsi a tin.it Special, un pacchetto che con un
piccolo canone mensile di 4,95 euro oltre ad offrire in promozione il
traffico Wi-Fi dagli hot spot Tin.it, include la possibilità di collegarsi a
Internet anche su rete tradizionale con una tariffa agevolata e avere una
casella di posta con antivirus e antispam”. Questo tipo di soluzione ha il
vantaggio di utilizzare gli stessi username e password (per navigare in
Wi-Fi, per navigare su rete tradizionale…).
Ma veniamo alla nostra prova. Per il test della rete Wi-Fi di Tin.it abbiamo
scelto l’albergo Best Western Hotel Major, in viale Isonzo a Milano. Si vede
che i cartelli con l’avviso della prossimità dell’area Wi-Fi non va più di
moda perché noi non l’abbiamo trovato neppure qui. Appena entrati abbiamo
notato che nella hall benché fossero solo le 17 circa era affollata e
diverse persone avevano il portatile vicino a loro. Ed è logico pensare che
qualcuno di loro avrà usufruito del Wi-Fi. Ci siamo seduti in un angolo,
abbiamo acceso il nostro computer e la rete è stata subito rilevata
automaticamente. Appena abbiamo aperto il browser la schermata di log in ci
ha proposto l’acquisto di un gettone dal sito con carta di credito o
l’inserimento di un codice di accesso. Noi fortunati, che avevamo ricevuto
il codice per il test dall’addetta stampa della Tin.it, abbiamo scelto la
strada più facile, quella dell’inserimento del codice. Ma per curiosità
abbiamo guardato quali dati servissero per avere il gettone per la
connessione. Pochi. Bastava inserire nome, cognome, indirizzo, un indirizzo
e-mail e i dati per il pagamento con carta di credito come il tipo di carta,
il titolare e il numero della carta. Nulla di complicato. Ma veniamo a noi.
Abbiamo inserito password e username e una schermata ci ha invitato a
abilitare il nostro profilo per la connessione. Abbiamo cliccato sul tasto
“abilita” e accettato le regole contrattuali per il servizio Wi-Fi. A questo
punto si è aperta una finestra che ci comunicava l’abilitazione. Abbiamo
cliccato su “comincia a navigare” e si sono aperte due finestre. La prima
della sessione Tin.it hot spot, indicante lo username, il tempo di
connessione, i byte ricevuti e inviti, il pulsante di sconnessione e quello
di refresh, per controllare quanto tempo era passato dalla connessione. La
seconda finestra invece era quella di default del nostro browser. Tin.it
infatti non indirizza a una sua pagina di benvenuto. La connessione era
ottima e la navigazione è stata piacevole. Abbiamo caricato diverse pagine e
aperto immagini dal web. Tutto è filato liscio. Abbiamo provato a
disconnetterci e a riconnetterci successivamente e non c’è stato nessun
intoppo. Dopo la disconnessione un messaggio carino ci ha salutati dicendo
più o meno “Ti sei disconnesso da Tin.it hot spot. Arrivederci alla tua
prossima connessione Tin.it hot spot”. Piacevole.
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