Portatile&wireless

Novembre 2004

Wi-Fi... avanti piano...

A sei mesi di distanza dalla nostra precedente inchiesta, torniamo a indagare sul funzionamento dei punti di accesso

Michela Bercellesi

Un cammino un po’ tortuoso quello che ha intrapreso il wi-fi in Italia. E soprattutto più lento di quello negli Stati Uniti, dove le grandi società fanno a gara per fornire questo servizio in ristoranti, fast food e addirittura a bordo degli aeroplani. Nel Belpaese invece la situazione non è ancora propriamente rosea. Portatile&wireless ha tastato con mano il terreno facendo delle prove sul campo negli hot spot dei più grandi gestori. Vediamo come sono andate e quali sono le prospettive per i prossimi mesi.

Il presente

C’è da chiedersi più che altro se avrà futuro o no questo fenomeno che per il momento sembra abbastanza poco diffuso. Rispetto alla scorsa inchiesta della nostra rivista, apparsa sul numero 73 dello scorso maggio, le cose non sono cambiate molto. A parte il fatto che qualcuno sembra aver gettato la spugna. O credere poco nel futuro del wi-fi pubblico. E’ il caso di Tiscali. Quando abbiamo contattato l’azienda per chiedere come procedesse la loro corsa verso un numero di hot spot maggiore abbiamo infatti scoperto che non stanno nemmeno passeggiando lungo il viale del wireless. “Tiscali non crede che questo tipo di business possa essere proficuo, né che in futuro abbia successo” ci è stato detto dall’addetta stampa della società. Altri gestori per fortuna sono più ottimisti e vogliono allargare la loro presenza in Italia conquistando una diffusione maggiore sul territorio.
“Di qui a fine 2004 – ci ha spiegato Chiara Fracassi, marketing manager di Megabeam - prevediamo una crescita di circa il 30% dei nostri hot spot”. Qualcuno ancora ci crede, evidentemente, visto che chi rema perché le cose procedano. La società è forte nel segmento degli alberghi e delle location strategiche per chi usa il servizio quando è in viaggio per lavoro. “Al momento – precisa Fracassi – abbiamo 30 hot spot attivi, di cui 9 a Milano, 3 a Roma, 2 a Firenze. Si tratta dei principali aeroporti italiani e alberghi business in Italia. L'hot spot più a sud è lo Starhotel Terminus di Napoli, mentre nel nord Italia abbiamo quattro hot spot in Val d'Aosta, tra cui quello presso il rifugio Plateu Rosà sul Monte Cervino”. L'utente finale secondo Megabeam si aspetta una maggiore diffusione degli hot spot, una copertura più capillare del territorio, accompagnata da una diminuzione di prezzi per la navigazione. “L'interoperabilità tra operatori, nazionali ed internazionali, garantita dagli accordi di roaming, assieme alla ‘crescita’ tecnologica dell'utenza permetteranno al Wi-Fi di raggiungere le proprie potenzialità di mercato che resta, comunque, un mercato di nicchia” dichiara Chiara Fracassi. Rispetto alla scorsa inchiesta però il tiro è stato aggiustato. La società infatti si proponeva di raddoppiare il numero degli hot spot sul territorio italiano. Adesso invece si parla del 30% e a sei mesi dall’articolo di Portatile&wireless la situazione non è ancora cambiata. Speriamo nel futuro allora.

Una ventata di ottimismo

A darcela è Tin.it, che sembra aver messo il piede sull’acceleratore. “Tin.it – ci dice Enzo Riccio, responsabile Value Added Services Tin.it Marketing - ha più di 450 hot spot attivi su tutto il territorio nazionale e più di 100 saranno attivati prossimamente secondo i dati in nostro possesso al 7 di settembre. La crescita nel 2004 è stata notevole, considerando che alla fine del 2003 le postazioni attive erano circa 150, mentre a giugno erano già diventate 350”. Va bene, i numeri ci sono. Ma le prospettive per il futuro quali sono? Riccio ci risponde che entro la fine dell’anno dovrebbero raggiungere la cifra di 550 hot spot attivi. “Per fine del 2005 – aggiunge Riccio - contiamo di superare i 1.000 hot spot, inclusi anche quelli che selezioneremo in roaming con altri operatori” continua Riccio.

Il dinamismo

Da Telecom Italia invece non abbiamo ricevuto dichiarazioni. Né informazioni riguardo alle previsioni e ai risultati raggiunti. Strano. Abbiamo curiosato allora sul sito della società e a occhio di grandi cambiamenti non ce ne sono stati. Probabilmente qualche postazione in più c’è, ma nulla di rilevante. Già dalla scorsa inchiesta era emerso che Telecom si era ripromessa di raggiungere 200 hot spot entro la fine del 2003 ma alla fine del marzo 2004 erano ancora 200. La società si proponeva, ma a questo punto abbiamo dei dubbi sul fatto che ci riesca, di raggiungere la cifra di ben 1.500 location entro la fine del 2004.
Un panorama vario quindi quello del Wi-Fi pubblico in Italia, dove i player entrano ed escono velocemente dal campo. Rispetto alla scorsa inchiesta, questa volta abbiamo preso in considerazione anche Tecom, un gestore che sembra si stia impegnando seriamente nella creazione di hot spot. HiPort, il suo network di hot spot Wi-Fi, ha preso vita nel corso del 2002 grazie agli accordi stipulati dalla società con catene alberghiere internazionali e al suo attivo oggi ha circa una settantina di postazioni, con altrettante in fase di attivazione. “L'obiettivo – leggiamo dal sito - nel breve periodo (fine 2004) si colloca tra gli 800 e i 1.000 hot spot complessivi, a livello europeo”.

Il futuro

Abbiamo anche provato a sondare il terreno su quello che i gestori pensavano potesse essere il probabile futuro del Wi-Fi pubblico. Tin.it è ottimista. “Pensiamo che il consumatore voglia essere sempre più ‘connesso alla Rete’ e quindi navigare e scaricare e-mail ad alta velocità, anche quando è fuori ufficio o casa” ci ha spiegato Riccio. E ha aggiunto che per rispondere a queste aspettative è necessario continuare il percorso intrapreso, aumentare da un lato cioè la copertura del servizio Wi-Fi e dall’altro favorire l’adozione di terminali mobili come palmari, pocket PC e telefonini integrati con la tecnologia Wi-Fi. “Ci aspettiamo dunque – ci dice Riccio - che quello che sta accadendo negli Stati Uniti, in Giappone, ma anche in Europa, dove intere città sono ormai diventate enormi hot spot, arrivi presto anche in Italia. E Tin.it è pronta per cogliere questa opportunità. Come ogni cosa nuova che nasce, ci aspettiamo sicuramente sviluppi di servizi collaterali all’accesso. Che potranno rappresentare nuovi business. Ad esempio chi fa pubblicità potrà ideare nuovi mezzi di comunicazione. Per quello che riguarda le locazioni, stiamo assistendo a un grande interesse da parte degli alberghi, ma anche di location assolutamente poco convenzionali come i circoli sportivi, i porti turistici, che vogliono offrire servizi innovativi ai propri clienti”. Per Chiara Fracassi di Megabeam “Con la crescita del mercato, sarà più che ragionevole aspettarsi un aumento di location anche ‘consumer’, diverse cioè da aeroporti e alberghi, che attirino coloro che hanno bisogno di connettività ‘downtown’ anche grazie alla fornitura di servizi e contenuti a valore aggiunto. In tal senso, è probabile che si sviluppino nuovi contenuti di intrattenimento, nonché servizi di tipo VoIP (voice over Ip). Che potranno sicuramente rappresentare dei fattori di svolta verso questa auspicabile crescita”.

Il test: Megabeam

Il sito della società riporta chiaramente il funzionamento del servizio, il modo in cui si possono acquistare le card per la connessione Wi-Fi e l’elenco degli hot spot attivi. All’indirizzo www.megabeam.it/it/mb_wisp/index.htm si può trovare tutto quello che serve sapere. Noi non ci dilungheremo nel dare spiegazioni minuziose a riguardo invitandovi invece a dare un’occhiata al numero di maggio di portatile&wireless. Le tariffe attuali sono le stesse di sei mesi fa: si può navigare acquistando le card prepagate dal sito (e non nelle location) al costo di 6,50 euro per 1 ora di connessione, 12,90 euro per 24 ore, 36,90 euro per 96 ore (quattro giorni).
Veniamo alla nostra prova. Per testare il servizio abbiamo scelto un albergo nel cuore di Milano, lo Star Hotel Rosa di via Pattari, a pochi passi dal Duomo. Appena arrivati abbiamo notato che ad indicare la zona wi-fi non c’erano cartelli. Ci siamo comodamente seduti nella hall dell’albergo e abbiamo acceso il nostro portatile dotato della tecnologia Centrino, che ha rilevato subito la rete Wi-Fi. Cliccando sul browser e tentando di caricare una pagina qualsiasi, si è aperta la finestra di log in dove abbiamo inserito il nostro username e la password per accedere al servizio. Si sono aperte subito dopo due finestre: una che indicava i dati di connessione (byte scambiati, userid e password) e l’altra di benvenuto, con un documento sulla partnership tra Star Hotels e Megabeam. Non c’è che dire, la connessione era ottima. Abbiamo dato uno sguardo in giro e abbiamo visto che alle 15.00 nella hall c’erano altri due clienti con il notebook. Non sappiamo dire se fossero connessi o meno, ma la velocità della nostra navigazione è stata un successo. Ci siamo disconnessi effettuando il log out e abbiamo riprovato a riconnetterci subito dopo, per vedere se sorgevano problemi. Nessuno. Fare questo test è stato un piacere.

Tecom

Il circuito Hiport è davvero efficiente. Noi abbiamo testato uno dei tanti UNA Hotels&Resorts, l’UNA Hotel Mediterraneo, in via Muratori a Milano. Dal sito (www.hiport.it) abbiamo controllato, prima di recarci sul posto, dove si potessero acquistare le card per l’accesso all’hot spot Wi-Fi. E abbiamo visto che si possono comodamente comprare in ogni postazione dove sia presente un hot spot. Bene. Arrivati all’hotel il direttore ci ha gentilmente permesso di testare il servizio tramite una carta prepagata offerta dall’albergo. Ci siamo seduti nella hall e abbiamo aperto una pagina web per far comparire la schermata di log in. Dopo aver inserito username e password si sono aperte due schermate, una dedicata all’hotel, l’altra con il log out. Sfortunatamente quella del log out si è immediatamente chiusa poco dopo. Che sia stata una nostra distrazione? Mah. Quello che è certo è che quando è stato il momento di disconnetterci ci abbiamo impiegato un po’ a capire come fare. E il problema non era da poco, visto che senza log out per il sistema si era ancora connessi e non c’era modo di ritornare a stabilire una nuova connessione. Poi per fortuna ci è venuto in mente di scovare la pagina tra le ultime visitate. E voilà, all’indirizzo www.hiport.it/byebye.php abbiamo chiuso la nostra connessione.
Comunque a parte questo piccolo incidente (magari è stata colpa nostra…) tutto è filato liscio. Abbiamo provato a caricare diverse pagine e a spostarci anche per la hall dell’albergo. La connessione è sempre stata ottima e navigare è stato un vero piacere.
Tecom ha diverse card per la connessione. Noi ci siamo affidati a quelle prepagate, che si trovano a 5 euro (300 units), 10 euro (630 units), 50 euro (3.300 units) e 100 euro (6.900 units) dove le units sarebbero il credito disponibile che viene progressivamente ridotto in funzione del tempo di connessione al servizio. La card può essere utilizzata in qualsiasi Location del circuito HiPort fino all’estinzione del credito espresso in "units”. A fianco a quelle prepagate, Tecom prevede anche altri tipi di carte: le Flat Card, le Postpaid Card e le Meeting Card. Le prime, non ricaricabili, consentono l’accesso per un periodo di tempo predeterminato, che decorre dal momento del primo utilizzo e termina allo scadere dello stesso, indipendentemente dall’effettivo utilizzo e possono essere usate soltanto presso la location dove sono state usate la prima volta. Una Flat Card da due ore costa 14 euro. Le Postpaid Card invece permettono una connessione a tempo indeterminato e ad un costo calcolato a consuntivo, in base al tempo di connessione o al volume di traffico generato. Le Meeting Card sono invece pensata appositamente per i meeting all'interno delle location HiPort.

Telecom Italia

Questa volta la prova dell’hot spot Telecom Italia è stata deludente. Come location abbiamo scelto l’Hotel Rex, in via Quaranta a Milano. Appena arrivati abbiamo chiesto all’albergo se si potesse acquistare una card prepagata per la navigazione ma ci è stato detto che da un po’ di tempo le uniche card disponibili erano da 40 euro. Una bella sommetta per un cliente che magari voleva scaricare solo la posta nei due o tre giorni di permanenza in albergo. Gentilmente l’albergatore ci ha messo a disposizione una card gratuita per il nostro test. Non ci sono cartelli che indichino l’area Wi-Fi della Telecom. Ci sediamo nella hall e apriamo il browser. Appare la schermata di log in e proviamo a connetterci. Abilitiamo come da suggerimento del sito (www.191.it) la nostra carta prepagata e poi fiduciosi attendiamo il responso. Più che davanti a un oracolo però siamo di fronte a un servizio che non funziona. La scritta che appare ci dice che “Spiacenti. Il servizio è in fase di manutenzione. Lei è comunque autenticato e abilitato alla navigazione Internet”. Allora proviamo a caricare una qualunque pagina. Ma il servizio non funziona. Ritentiamo. Nulla. “Impossibile trovare la pagina richiesta”. Ricarichiamo un’altra pagina. E riappare la schermata di log in della Telecom Italia per l’accesso all’hot spot. Ma come, non eravamo già stati “autenticati e abilitati alla connessione” a sentir loro? Non demordiamo. Ci rimbocchiamo le maniche e reinseriamo la nostra password e il nostro username. Stavolta tutto va liscio. Almeno sembra per due o tre pagine visitate. Poi si ricade nel tranello e magicamente siamo di nuovo di fronte alla finestra di log in con i campi vuoti, pronti perché noi inseriamo di nuovo i nostri dati. Accipicchia. Speriamo sia solo un empasse da “manutenzione”.
Per la connessione si possono usare le carte prepagate o stipulare degli abbonamenti. Le tariffe sono le stesse di sei mesi fa, quando abbiamo svolto la prima inchiesta. Le carte sono in tagli da 5 ore al costo di 5 euro (il tempo si calcola dalla prima connessione fino a esaurimento), da 24 ore al costo di 15 euro e da 7 giorni, al prezzo di 40 euro. Gli abbonamenti invece sono a consumo con un traffico minimo prepagato. Il primo si chiama MonthlyUse 50 MB e prevede un canone mensile di 4,95 euro comprensivo di 50 Megabyte di traffico e un addebito di 0,5 euro per ogni Megabyte di traffico aggiuntivo. Ma qui ci accorgiamo che il sito non è aggiornatissimo perché subito dopo propone una promozione commerciale valida fino al 29 febbraio 2004. Speriamo che le tariffe siano sempre le stesse allora! Comunque sia, il secondo abbonamento prevede (MonthlyFlat 10GB) un volume massimo di 10 GB di traffico al mese con un canone mensile di 49,95 euro.

Tin.it

Attualmente Tin.it ha 593 hot spot contrattualizzati di cui 470 attivi e 123 di prossima attivazione. Ed ha pensato per la connessione dei suoi utenti a un “gettone virtuale”, un codice temporaneo cioè da acquistare online tramite carta di credito presso uno degli Hot Spot Tin.it, con una durata di 1, 5 o 24 ore al prezzo di 2,95 euro, 4,94 euro e 14,95 euro. Quest’ultimo gettone in realtà fino alla fine del 2004 è in promozione a 9,95 euro. “Chi prevede di utilizzare spesso il servizio negli hot spot Tin.it (tipicamente personale mobile) – ci spiega Riccio – può godere della promozione gratuita sul traffico sviluppato da un qualsiasi abbonamento a pagamento (dial-up o Adsl). Basta ad esempio abbonarsi a tin.it Special, un pacchetto che con un piccolo canone mensile di 4,95 euro oltre ad offrire in promozione il traffico Wi-Fi dagli hot spot Tin.it, include la possibilità di collegarsi a Internet anche su rete tradizionale con una tariffa agevolata e avere una casella di posta con antivirus e antispam”. Questo tipo di soluzione ha il vantaggio di utilizzare gli stessi username e password (per navigare in Wi-Fi, per navigare su rete tradizionale…).
Ma veniamo alla nostra prova. Per il test della rete Wi-Fi di Tin.it abbiamo scelto l’albergo Best Western Hotel Major, in viale Isonzo a Milano. Si vede che i cartelli con l’avviso della prossimità dell’area Wi-Fi non va più di moda perché noi non l’abbiamo trovato neppure qui. Appena entrati abbiamo notato che nella hall benché fossero solo le 17 circa era affollata e diverse persone avevano il portatile vicino a loro. Ed è logico pensare che qualcuno di loro avrà usufruito del Wi-Fi. Ci siamo seduti in un angolo, abbiamo acceso il nostro computer e la rete è stata subito rilevata automaticamente. Appena abbiamo aperto il browser la schermata di log in ci ha proposto l’acquisto di un gettone dal sito con carta di credito o l’inserimento di un codice di accesso. Noi fortunati, che avevamo ricevuto il codice per il test dall’addetta stampa della Tin.it, abbiamo scelto la strada più facile, quella dell’inserimento del codice. Ma per curiosità abbiamo guardato quali dati servissero per avere il gettone per la connessione. Pochi. Bastava inserire nome, cognome, indirizzo, un indirizzo e-mail e i dati per il pagamento con carta di credito come il tipo di carta, il titolare e il numero della carta. Nulla di complicato. Ma veniamo a noi. Abbiamo inserito password e username e una schermata ci ha invitato a abilitare il nostro profilo per la connessione. Abbiamo cliccato sul tasto “abilita” e accettato le regole contrattuali per il servizio Wi-Fi. A questo punto si è aperta una finestra che ci comunicava l’abilitazione. Abbiamo cliccato su “comincia a navigare” e si sono aperte due finestre. La prima della sessione Tin.it hot spot, indicante lo username, il tempo di connessione, i byte ricevuti e inviti, il pulsante di sconnessione e quello di refresh, per controllare quanto tempo era passato dalla connessione. La seconda finestra invece era quella di default del nostro browser. Tin.it infatti non indirizza a una sua pagina di benvenuto. La connessione era ottima e la navigazione è stata piacevole. Abbiamo caricato diverse pagine e aperto immagini dal web. Tutto è filato liscio. Abbiamo provato a disconnetterci e a riconnetterci successivamente e non c’è stato nessun intoppo. Dopo la disconnessione un messaggio carino ci ha salutati dicendo più o meno “Ti sei disconnesso da Tin.it hot spot. Arrivederci alla tua prossima connessione Tin.it hot spot”. Piacevole.