Quando un anno fa Megabeam, Tiscali,
Telecom e Tin hanno introdotto in Italia il sistema Wi-Fi pubblico
commerciale il nostro modo di connetterci a Internet sembrava destinato a
cambiare. Hot spot (i punti di accesso al Wi-Fi pubblico) praticamente
ovunque, dagli alberghi alle scuole, dai bar alle stazioni. "Entro la fine
dell'anno avremo installato centinaia di hot-spot", facevano a gara gli
Internet provider nell'annunciare il futuro. Il 2003 è finito e
portatile&wireless ha voluto verificare sul campo se le promesse sono
state mantenute.
Successo straniero
Oltreoceano le cose sembrano andare decisamente bene. Tutti lo vogliono il
Wi-Fi, da Mc Donald’s che a San Francisco ha già attivato nei suoi
ristoranti la rete senza fili e vuole ora estenderla a tutti gli altri
negozi statunitensi, alla compagnia AT&T Wireless Service che ha annunciato
a febbraio l’installazione della rete Wi-Fi nella stazione di Filadelfia e
in altre sei cittadine americane dei suoi hot spot. In Italia il business
del Wi-Fi va più a rilento. E non perché manchi la tecnologia.
Tim con un “Wlan data kit” dallo scorso
gennaio fa collegare i portatili alla rete Wi-Fi aziendale e il Gprs
permette di navigare ad alta velocità, anche se i costi sono ancora
proibitivi.
Il Wi-Fi pubblico ha invece prezzi più accessibili della navigazione via
Gprs, ma per collegarsi si deve cercare un hot spot, un’area pubblica cioè
dove è stata installata un’infrastruttura di rete con tecnologia Wi-Fi. E
scatta allora la caccia al tesoro, perché non ce ne sono ancora molti in
giro, nonostante le tante promesse degli operatori.
Come si riconosce un’area Wi-Fi? Gli hot spot possono essere posizionati
ovunque, nelle hall degli alberghi, nelle stazioni ferroviarie, negli
aeroporti, nei ristoranti e in qualsiasi altro locale aperto al pubblico,
quindi la domanda è lecita. E poiché possono essere dotati di un totem, come
quelli di Freestation ad esempio, o di un semplice access point per i
possessori di dispositivi portatili (come Telecom Italia), non è detto che
ci si accorga di essere in prossimità di un hot spot.
Per i totem, che sono una vera e propria
postazione multimediale, non c’è problema, perché sono facilmente
riconoscibili. Nel caso di hot spot “normali” invece, che non sono altro che
un access point che può essere nascosto in qualsiasi punto, di solito vi
sono dei cartelli che ne indicano la posizione. Generalmente la scritta è
sempre la stessa: “Si sta entrando in un’area wi-fi” oppure “Wi-Fi area”,
accompagnata da un logo della società che fornisce la connessione. Se si
vuole essere certi però di non farsi sfuggire una zona coperta dal Wi-Fi,
basta attrezzarsi con un Wi-Fi finder, un piccolissimo dispositivo, molto
leggero e per nulla ingombrante (di cui parliamo meglio nel box di questo
articolo) capace di mostrare la presenza del segnale Wi-Fi.
L’evoluzione
Dal 1997 quando IEEE (l’Institute of electrical and electronics engineers,
www.ieee.com) ha creato le specifiche tecniche 802.11, di strada ne ha fatta
l’Internet senza fili. In prima istanza lo si sarebbe potuto definire un
fiasco perché a mala pena raggiungeva i 2 Mbps, ma con la 802.11b (la
connessione Wireless Fidelity o Wi-Fi vera e propria) è stata tutta un’altra
musica. Certo, dall’access point non bisogna allontanarsi troppo (non si
devono superare i 100 metri) ma si viaggia comodamente almeno a 11 Mbps e,
lontano dal proprio ufficio, si ha a disposizione un collegamento che
permette di sbrigare la posta elettronica o navigare in Internet. L’hardware
ormai è diffusissimo e anche già integrato nei computer grazie alla
tecnologia Intel centrino. Se poi non si ha proprio uno degli ultimi modelli
ci si può sempre arrangiare con una apposita PC Card, che riesce a far
dialogare il notebook con gli hot spot e che si trova anche a poco più di 20
euro.
Per quanto riguarda invece la diffusione degli hot spot, un anno fa (il 28
maggio) sono state definite le regole per l’adozione del Wi-Fi pubblico
grazie al decreto del ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri sulle
Wireless Lan. Da allora però non sono stati fatti ancora grandi passi. Dopo
essere saltata l’acquisizione di Megabeam da parte di Telecom Italia
infatti, caduta nel mirino dell’antitrust, non ci sono state che una serie
di promesse di hot spot mai realizzati. Tra i più presenti sul territorio ci
sono Tiscali e Telecom Italia, la prima ancora ad accesso gratuito, la
seconda invece con un offerta abbastanza ampia, che spazia dalle carte
prepagate agli abbonamenti. Ma diamo uno sguardo complessivo a tutte le
realtà più importanti e alla dislocazione degli accessi Wi-Fi.
Cosa e chi c’è in gioco
I più grandi gestori in questo campo sono Telecom Italia, Tin.it, Megabeam e
Tiscali (in collaborazione con Freestation). Quasi tutti nel corso
dell’ultimo anno hanno promesso il raggiungimento di grandi numeri di hot
spot sul territorio italiano. A ben guardare la realtà, però, in parte le
loro sono rimaste solo chiacchiere. E chi diceva di rendere il servizio a
pagamento non l’ha ancora fatto. Il wireless pubblico chiaramente avrà
fortuna solo se il numero degli hot spot consentirà di non doverli cercare
come se si stesse partecipando a una caccia al tesoro, ma di trovarli dove
necessario. Attualmente i numeri come dicevamo poco fa non sono granché.
Telecom l’anno scorso aveva promesso di raggiungere i 200 hot spot per la
fine del 2003 e al 26 marzo (data in cui abbiamo ricevuto da Telecom questo
dato) sono ancora 200, anche se la società precisa che sono hot spot di
grandi dimensioni (università, hotel...) e che prevedono di raggiungere la
cifra di ben 1.500 location entro la fine del 2004.
Diverso il caso di Megabeam, una tra le prime a muoversi, che rivolgendosi
all’utente business si è preoccupata, come precisa Chiara Fracassi –
responsabile marketing e vendite di Megabeam - di “essere attenta più alla
qualità degli hot spot che alla loro quantità”. In poche parole, niente
corse per aggiudicarsi un numero degno dei rivali, quanto piuttosto un
interesse a coprire zone strategiche. “Abbiamo circa 30 hot spot attivi –
commenta Fracassi – e il nostro obiettivo è quello di essere presenti nei
luoghi di transito principali o di permanenza di un viaggio di lavoro.
Aeroporti, grandi hotel e centri congressi. Ecco che si spiega quindi la
nostra partnership con i principali aeroporti italiani come Roma Fiumicino,
Milano Malpensa, Milano Linate e Verona Catullo e i grandi alberghi a utenza
business come il circuito di Starhotels. Parlando di cifre invece, ci
proponiamo di raddoppiare entro la fine del 2004 i 30 hot spot che abbiamo
ad oggi”.
Con Tin.it dobbiamo attenerci a quanto c’è scritto sul sito perché non siamo
riusciti a parlare, per quanto abbiamo tentato, con nessuno dei responsabili
del servizio. E non è che le informazioni siano molto chiare. O meglio, di
certo c’è che il servizio momentaneamente è gratuito, anche se non si sa
bene fino a quando. In home page infatti leggiamo che “per i clienti con
abbonamenti Internet o Adsl tin.it il servizio è in promozione gratuita fino
al 31 maggio 2004”, mentre in una pagina interna (http://help.virgilio.it/guide/dettaglio.jsp?id=3242&step=0)
del sito dove cerchiamo ulteriori spiegazioni sulla loro rete Wi-Fi
apprendiamo che “il servizio denominato tin.it hot spot è in promozione
gratuita fino al 31 marzo 2004 per i clienti a pagamento tin.it” e qui un
asterisco chiarisce senza lasciare ombra di dubbio che dai clienti a
pagamento sono esclusi i clienti con abbonamento tin.it Free, i clienti dei
Servizi Web Tin.it e i clienti Alice. Caspita, con il nostro collegamento a
banda larga Alice Flat non possiamo nemmeno testare il servizio.
All’indirizzo http://tin.virgilio.it/hot_spot/elenco.html una scritta
informa degli hot spot di Tin.it presenti in tutta Italia: “Attualmente
abbiamo 357 Hot Spot contrattualizzati di cui 238 attivi e 119 di prossima
attivazione”. Noi abbiamo fatto come San Tommaso e cliccando su ciascuna
delle regioni abbiamo contato quanti accessi Wi-Fi ci fossero effettivamente
e abbiamo notato che gli hot spot contrattualizzati della società sono 359,
ma solo 231 in realtà sono attivi, almeno fino al 27 marzo, data di stesura
dell’articolo. Certo, poca differenza, ma ci perdiamo per qualche hot spot?
Tiscali si proponeva di raggiungere la quota di 1.000 hot spot entro la fine
del 2003 e, per estendere la copertura del network, si è alleata con
Freestation. Attualmente i Totem Freestation sono 366, di cui 225 hot spot
posizionati in molte regioni italiane. Ben lontani comunque da quelli
promessi. Abbiamo chiesto a Tiscali il perché questa differenza. Stiamo
ancora aspettando una risposta.
La prova sul campo
Al di là di quanti siano, funzionano gli hot spot? La risposta dipende dal
fornitore del servizio. Per Tin.it come dicevamo prima non ci è dato
saperlo, perché la società non ha risposto alle nostre richieste e non ci ha
permesso di testare il servizio, per cui purtroppo non possiamo dir altro
che ciò che abbiamo già scritto e tenerci i nostri dubbi. Per quanto
riguarda Tiscali invece possiamo dire che il servizio fa acqua da tutte le
parti. E non perché la società non ci abbia aiutato, anzi. Ma vediamo bene
come è andata la nostra “mezza prova” con questo provider.
Tiscali
La società fornisce il servizio gratis, in collaborazione con Freestation,
grazie all’accordo stipulato lo scorso aprile per cui Tiscali ha
personalizzato con il proprio brand le postazioni della rete di Freestation
e le ha collegate alla propria rete Internet in modalità broadband offrendo
così agli utenti la possibilità di navigare in Wi-Fi.
Allora siamo andati sulla pagina del sito di Tiscali relativa al Wi-Fi e
abbiamo cercato cosa servisse per la connessione leggendo nelle FAQ (http://point.tiscali.it/wifi/whats/faq)
che “una volta che ci si trova in un HotSpot Tiscali e si possiede un
account, come si accede al servizio? Basta avviare Internet Explorer o altro
browser e al momento dell’autenticazione inserire username e password,
cliccare su Invio per entrare nella rete e da questo momento si può navigare
liberamente”. Incoraggiati da tanta semplicità saremmo subito partiti alla
ricerca del primo hot spot vicino, se non che l’occhio malandrino ci è
caduto sulla scritta “Attiva Tiscali Wi-Fi”. Ma come, non bastava avere un
account? Adesso invece scopriamo a quanto pare che bisogna anche attivarlo.
Bene, tentiamo. Noi l’account ce l’abbiamo già, ma proviamo (per chi non ne
disponesse ancora uno) a vedere cosa succede anche nel caso in cui si scelga
“No, abbonati subito”. E… non succede nulla! Allora chiamiamo il 130, il
numero che in questa pagina è indicato come numero verde per l’assistenza. E
ci dicono dopo svariati minuti di attesa che c’è un disservizio proprio su
questa funzione. Vabbè, proveremo in un altro momento. Clicchiamo allora su
“Sì, attiva il servizio” e un’altra schermata ci informa della procedura.
Dobbiamo avere un cellulare e indicarne il numero. Quando poi riceveremo un
messaggio con il numero di richiesta e il Pin (il codice di attivazione)
dovremo inserirli in questa stessa schermata e premere “procedi”. Dopo si
deve inserire il proprio username e la password dell’abbonamento a Tiscali,
che non deve necessariamente essere a pagamento e a riprova di questo è
citato infatti anche Tiscali 10.0 (Internet Gratis) tra le possibili scelte.
Dopo aver accettato le condizioni per la fruizione del servizio appare una
schermata di riepilogo. Bene, noi con il nostro account Tiscali 10.0 abbiamo
provato per due settimane a registrarci, ma più in là di questa benedetta
schermata di riepilogo non siamo mai andati. E non abbiamo provato da un
solo computer e con un solo account, ma ben da due diversi Pc e con tre
account differenti. Il servizio però non ha mai funzionato e alla schermata
successiva a quella di riepilogo abbiamo sempre letto “Siamo spiacenti, il
servizio richiesto non è momentaneamente disponibile. La preghiamo di
riprovare più tardi”. Chiamando il 130 più volte, ci hanno sempre avvertito
di aver ricevuto lamentele anche da parte di altri clienti e che c’era un
guasto sul servizio. Anche su questo? Così dopo due settimane di tentativi
per attivare il Wi-Fi, un qualunque utente non avrebbe avuto accesso al
servizio o meglio, avrebbe cercato sicuramente un altro provider più
efficiente. A noi, ancora oggi, non è stata data spiegazione di questo
disservizio e l’addetta stampa ci riferiva che a Tiscali invece sembrava
tutto a posto. Di bene in meglio. Ma non è tutto qui. Ci siamo rivolti
ancora all’addetta stampa perché a questo punto ci fornisse uno username già
attivo per testare il servizio. La prima volta ci siamo recati a Mediaworld
di Cinisello Balsamo, indicato sul sito di Freestation (a cui Tiscali
indirizza per trovare i suoi hot spot) come location funzionante e attiva e,
sorpresona, dopo un quarto d’ora che tentavamo di capire perché il notebook
vedesse la rete Wi-Fi, ma non ci proponesse la schermata di log in, abbiamo
scoperto dal personale di Mediaworld (del reparto computer) che non era
funzionante. Ma come, sul sito è segnato come uno degli hot spot attivi!
Pazienza, siamo stati sfortunati, sarà un caso. Allora abbiamo ricontrollato
la lista degli hot spot e scelto un'altra location per il nostro test:
l’History Pub in via Cavallotti a Monza. Ma anche qui le cose non sono
andate meglio. Il gestore del locale ci ha infatti spiegato che era da più
di due settimane che sollecitava la riparazione del servizio non
funzionante. Senza che nessuno se lo filasse. A questo punto abbiamo gettato
la spugna. Avanti un altro.
Megabeam
Con Megabeam le cose sono andate decisamente meglio. Sul sito si trovano
informazioni molto chiare sul funzionamento del servizio e all’indirizzo
www.megabeam.it/it/mb_wisp/index.htm sotto la voce “servizio” e poi “dov’è
attivo” si trova l’elenco degli hot spot disponibili. Per la maggior parte
si tratta di aeroporti di grande affluenza e alberghi di lusso.
Ci siamo recati come prima meta a Linate. E qui dopo aver richiesto un
permesso speciale alla polizia per il nostro test (purtroppo l’area Wi-Fi è
dopo gli imbarchi) abbiamo acceso il nostro notebook in prossimità del
cartellone, ben visibile, che avvertiva della connessione. Il posto è
attrezzato per chi sta aspettando di imbarcarsi, per cui è confortevole e ci
si può comodamente sedere sulle tante poltrone disponibili. Automaticamente
il portatile ha rilevato la rete e non appena abbiamo provato a caricare una
pagina internet si è aperta la schermata di log in di Megabeam. Digitando il
nostro username e la password siamo entrati in Internet. La prima schermata
che si è aperta è stata quella del sito dell’aeroporto di Linate e un
piccolo pop up (da lasciare sempre aperto) per effettuare il log out, che
indica a fine navigazione quanti byte sono stati ricevuti, quanti inviati e
i minuti di connessione. Abbiamo provato a caricare diversi siti e il
collegamento è sempre stato molto veloce. Un piacere insomma. Abbiamo anche
ricevuto e inviato un’e-mail dal nostro programma di posta elettronica
(outlook) e ci siamo riusciti inserendo alla voce “server in uscita” o “SMTP
server”: mail.megabeam come suggeriva il sito stesso. Abbiamo effettuato il
log out e provato dopo due minuti circa a riconnetterci per vedere se tutto
funzionava bene. Ci siamo riusciti senza difficoltà.
Le card per navigare in Internet in modalità Wi-Fi di Megabeam si possono
acquistare solo sul web perché il servizio è destinato per il momento a un
utenza business (dotata quindi quando necessario di carta di credito). Se ci
si trova perciò sul posto senza aver provveduto in anticipo, l’unica
soluzione è quella di comprare dal sito di Megabeam (accessibile
gratuitamente anche se non si hanno ancora username e password) un voucher
per il Wi-Fi. Altrimenti, se ci si preoccupa prima di partire, si può pagare
anche con un bollettino postale o con un bonifico bancario.
Il sito dove acquistare i voucher è www.megabeam.it/it/shop. Qui si possono
trovare tre tipi di soluzioni: Now, One Day e Four Day. La prima è una carta
prepagata del costo di 6,5 euro (il traffico dati è illimitato) che ha una
validità di 60 minuti dal primo log in effettuato, indipendentemente dagli
effettivi minuti di connessione in questo arco di tempo. One Day invece
permette a 12,90 euro di navigare per 24 ore dal primo log in mentre Four
Day a 36,90 euro garantisce una connessione di 96 ore dal primo log in.
La seconda location scelta per la prova del servizio è stato l’aeroporto di
Malpensa. E qui visto che il cartello che indicava la presenza della zona
Wi-Fi si vedeva poco distante dall’area dopo l’imbarco abbiamo provato a
connetterci dai divanetti presenti davanti all’imbarco A, senza
oltrepassarlo. La modalità di connessione è la stessa e dopo che si sono
aperte le due finestre (una per il log out e questa volta una di benvenuto
dell’aeroporto di Malpensa) il segnale di connessione benché fosse indicato
solo come “buono” e non come il precedente “eccellente” di Linate ci ha
permesso di navigare alla stessa velocità e di caricare diverse pagine
contemporaneamente senza problema. Abbiamo anche notato che al nostro fianco
c’era chi leggeva le notizie di un’agenzia di comunicazione dal proprio
portatile. Dopo aver inviato e ricevuto un’e-mail di prova sempre inserendo
lo stesso parametro (mail.megabeam) abbiamo effettuato il log out.
Un’esperienza piacevole, che ha dimostrato l’efficienza del servizio.
Telecom Italia
Telecom, dopo aver dovuto rinunciare all’acquisizione di Megabeam e alla
stategicità dei suoi accessi Wi-Fi, sul suo sito www.191.biz (cliccando sul
link vai alla scheda e poi su copertura wi-fi) nell’elenco degli hot spot
divisi per regione annovera comunque anche quelli di Megabeam, a cui offre
un servizio di roaming. Noi per la prova del servizio ne abbiamo scelti due
però con la scritta “Telecom Italia wifiarea”.
La società ha un’offerta articolata per quanto riguarda il Wi-Fi, che
permette di scegliere tra carte prepagate o abbonamenti pay per use. Le
prime sono in tagli da 5 euro per una navigazione di 5 ore, da 15 euro per
24 ore e da 40 euro per 7 giorni. In tutti e tre i casi le ore di
connessione non dipendono dal tempo effettivo di collegamento a internet in
modalità Wi-Fi, ma si intendono dalla prima connessione.
Gli abbonamenti sono di due tipi. Il primo a consumo con un minimo di
traffico prepagato, il secondo flat. In particolare, MonthlyUse 50 MB
prevede un canone mensile di 4,95 euro ed è comprensivo di 50 Megabyte di
traffico (dopo si paga 0,5 euro per ogni Megabyte) mentre MonthlyFlat 10GB
permette di sviluppare ogni mese un volume massimo di 10 GB di traffico con
un costo mensile di 59,94 euro.
Prima di utilizzare per la prima volta una carta prepagata Wi-Fi di Telecom
Italia, la si deve autenticare dal sito cliccando sul link Attivazione Carta
Wi-Fi. Si deve scrivere la propria UserID e la password che si trova sul
retro della carta e compilare il form con i propri dati anagrafici come
nome, cognome, data di nascita e codice fiscale. L’abilitazione si può fare
da casa o direttamente dall’hot spot in cui si intende navigare, dato che i
siti www.191.biz, www.187.it e www.aliceadsl.it sono gratuiti e ci si può
collegare anche senza username e password.
Per la nostra prova sul campo abbiamo scelto due degli hotel che si affidano
a Telecom per il Wi-Fi. Il primo è stato l’AtaHotel Quark (in via Lampedusa)
a Milano, il secondo l’hotel Gallia, sempre a Milano e vicino alla Stazione
Centrale. Le prove si sono svolte in orari serali, alle 19.30 circa in
entrambi i casi, quando la hall dell’albergo non era certo vuota. Appena
acceso il computer la rete è stata automaticamente rilevata e una volta che
abbiamo aperto la finestra del nostro browser cercando di caricare una
qualunque pagina appare la schermata di log in per il servizio Wi-Fi “La
rete in tasca”. Inserendo UserID e password abbiamo avuto accesso a Internet
e si è aperta contemporaneamente una finestra (la “finestra di sessione”)
per il log out, che Telecom consiglia sempre di effettuare una volta
terminata la navigazione. Se inavvertitamente la si è chiusa, quando ci si
trova in un hot spot Wi-Fi, la si può ritrovare digitando https://home.wifiarea.it:8443.
Come dicevamo poco fa, nonostante la hall dell’albergo fosse piena di
persone con il computer (probabilmente in rete), la connessione era ottima e
molto veloce. Abbiamo chiesto alla reception di entrambi gli alberghi dove
potessimo reperire le carte prepagate Telecom e ci hanno detto che loro ne
avevano avute circa un centinaio in dotazione e che avrebbero continuato a
offrirle gratuitamente ai propri clienti fino ad esaurimento. Una prova
piacevole quindi, dove tutto è filato liscio.
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A caccia di hot spot
Quando si è in giro con il proprio notebook e non si ha la possibilità di
controllare dove siano le aree Wi-Fi, può essere difficile trovare gli hot
spot e soprattutto avere un segnale forte a sufficienza. Per evitare di
andare in giro con notebook aperto alla ricerca della rete senza fili ci si
può armare di un Wi-Fi finder o detector, come quello di Kensington
(www.kensington.com). La comodità si paga e infatti lo scatolotto, che sta
nella tasca della camicia, costa circa 30 euro. In compenso però è
affidabile e solo premendo un pulsante permette di trovare a una distanza di
circa 100 metri un hot spot e anche di stabilire la qualità della
connessione grazie a tre led luminosi.
Se invece si preferisce controllare da casa in Internet la presenza di
accesi Wi-Fi esistono dei siti ad hoc, come quello di Intel (http://intel.jiwire.com/hot-spot-directory-browse-by-state.htm?country_id=107)
che mette a disposizione un tool per la ricerca di hot spot, alcuni dei
quali sono stati verificati dai service provider per la tecnologia mobile
Intel Centrino. Selezionando la città che si desidera, appaiono tutte le
location con Wi-Fi attive sul territorio italiano.
All’indirizzo www.wi-fizone.org si trova un
altro sito per scovare nella propria città o ovunque si voglia gli hot spot.