Portatile&wireless

Maggio 2004

Il Wi-Fi pubblico un anno dopo

All'esordio del Wi-Fi gli operatori hanno promesso grandi cose: velocità, efficienza e hot spot sparsi per la penisola. Verifichiamo se queste promesse sono state mantenute

Michela Bercellesi

 Quando un anno fa Megabeam, Tiscali, Telecom e Tin hanno introdotto in Italia il sistema Wi-Fi pubblico commerciale il nostro modo di connetterci a Internet sembrava destinato a cambiare. Hot spot (i punti di accesso al Wi-Fi pubblico) praticamente ovunque, dagli alberghi alle scuole, dai bar alle stazioni. "Entro la fine dell'anno avremo installato centinaia di hot-spot", facevano a gara gli Internet provider nell'annunciare il futuro. Il 2003 è finito e portatile&wireless ha voluto verificare sul campo se le promesse sono state mantenute.


Successo straniero

Oltreoceano le cose sembrano andare decisamente bene. Tutti lo vogliono il Wi-Fi, da Mc Donald’s che a San Francisco ha già attivato nei suoi ristoranti la rete senza fili e vuole ora estenderla a tutti gli altri negozi statunitensi, alla compagnia AT&T Wireless Service che ha annunciato a febbraio l’installazione della rete Wi-Fi nella stazione di Filadelfia e in altre sei cittadine americane dei suoi hot spot. In Italia il business del Wi-Fi va più a rilento. E non perché manchi la tecnologia.

Tim con un “Wlan data kit” dallo scorso gennaio fa collegare i portatili alla rete Wi-Fi aziendale e il Gprs permette di navigare ad alta velocità, anche se i costi sono ancora proibitivi.
Il Wi-Fi pubblico ha invece prezzi più accessibili della navigazione via Gprs, ma per collegarsi si deve cercare un hot spot, un’area pubblica cioè dove è stata installata un’infrastruttura di rete con tecnologia Wi-Fi. E scatta allora la caccia al tesoro, perché non ce ne sono ancora molti in giro, nonostante le tante promesse degli operatori.
Come si riconosce un’area Wi-Fi? Gli hot spot possono essere posizionati ovunque, nelle hall degli alberghi, nelle stazioni ferroviarie, negli aeroporti, nei ristoranti e in qualsiasi altro locale aperto al pubblico, quindi la domanda è lecita. E poiché possono essere dotati di un totem, come quelli di Freestation ad esempio, o di un semplice access point per i possessori di dispositivi portatili (come Telecom Italia), non è detto che ci si accorga di essere in prossimità di un hot spot.

Per i totem, che sono una vera e propria postazione multimediale, non c’è problema, perché sono facilmente riconoscibili. Nel caso di hot spot “normali” invece, che non sono altro che un access point che può essere nascosto in qualsiasi punto, di solito vi sono dei cartelli che ne indicano la posizione. Generalmente la scritta è sempre la stessa: “Si sta entrando in un’area wi-fi” oppure “Wi-Fi area”, accompagnata da un logo della società che fornisce la connessione. Se si vuole essere certi però di non farsi sfuggire una zona coperta dal Wi-Fi, basta attrezzarsi con un Wi-Fi finder, un piccolissimo dispositivo, molto leggero e per nulla ingombrante (di cui parliamo meglio nel box di questo articolo) capace di mostrare la presenza del segnale Wi-Fi.

L’evoluzione

Dal 1997 quando IEEE (l’Institute of electrical and electronics engineers, www.ieee.com) ha creato le specifiche tecniche 802.11, di strada ne ha fatta l’Internet senza fili. In prima istanza lo si sarebbe potuto definire un fiasco perché a mala pena raggiungeva i 2 Mbps, ma con la 802.11b (la connessione Wireless Fidelity o Wi-Fi vera e propria) è stata tutta un’altra musica. Certo, dall’access point non bisogna allontanarsi troppo (non si devono superare i 100 metri) ma si viaggia comodamente almeno a 11 Mbps e, lontano dal proprio ufficio, si ha a disposizione un collegamento che permette di sbrigare la posta elettronica o navigare in Internet. L’hardware ormai è diffusissimo e anche già integrato nei computer grazie alla tecnologia Intel centrino. Se poi non si ha proprio uno degli ultimi modelli ci si può sempre arrangiare con una apposita PC Card, che riesce a far dialogare il notebook con gli hot spot e che si trova anche a poco più di 20 euro.
Per quanto riguarda invece la diffusione degli hot spot, un anno fa (il 28 maggio) sono state definite le regole per l’adozione del Wi-Fi pubblico grazie al decreto del ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri sulle Wireless Lan. Da allora però non sono stati fatti ancora grandi passi. Dopo essere saltata l’acquisizione di Megabeam da parte di Telecom Italia infatti, caduta nel mirino dell’antitrust, non ci sono state che una serie di promesse di hot spot mai realizzati. Tra i più presenti sul territorio ci sono Tiscali e Telecom Italia, la prima ancora ad accesso gratuito, la seconda invece con un offerta abbastanza ampia, che spazia dalle carte prepagate agli abbonamenti. Ma diamo uno sguardo complessivo a tutte le realtà più importanti e alla dislocazione degli accessi Wi-Fi.

Cosa e chi c’è in gioco

I più grandi gestori in questo campo sono Telecom Italia, Tin.it, Megabeam e Tiscali (in collaborazione con Freestation). Quasi tutti nel corso dell’ultimo anno hanno promesso il raggiungimento di grandi numeri di hot spot sul territorio italiano. A ben guardare la realtà, però, in parte le loro sono rimaste solo chiacchiere. E chi diceva di rendere il servizio a pagamento non l’ha ancora fatto. Il wireless pubblico chiaramente avrà fortuna solo se il numero degli hot spot consentirà di non doverli cercare come se si stesse partecipando a una caccia al tesoro, ma di trovarli dove necessario. Attualmente i numeri come dicevamo poco fa non sono granché.
Telecom l’anno scorso aveva promesso di raggiungere i 200 hot spot per la fine del 2003 e al 26 marzo (data in cui abbiamo ricevuto da Telecom questo dato) sono ancora 200, anche se la società precisa che sono hot spot di grandi dimensioni (università, hotel...) e che prevedono di raggiungere la cifra di ben 1.500 location entro la fine del 2004.
Diverso il caso di Megabeam, una tra le prime a muoversi, che rivolgendosi all’utente business si è preoccupata, come precisa Chiara Fracassi – responsabile marketing e vendite di Megabeam - di “essere attenta più alla qualità degli hot spot che alla loro quantità”. In poche parole, niente corse per aggiudicarsi un numero degno dei rivali, quanto piuttosto un interesse a coprire zone strategiche. “Abbiamo circa 30 hot spot attivi – commenta Fracassi – e il nostro obiettivo è quello di essere presenti nei luoghi di transito principali o di permanenza di un viaggio di lavoro. Aeroporti, grandi hotel e centri congressi. Ecco che si spiega quindi la nostra partnership con i principali aeroporti italiani come Roma Fiumicino, Milano Malpensa, Milano Linate e Verona Catullo e i grandi alberghi a utenza business come il circuito di Starhotels. Parlando di cifre invece, ci proponiamo di raddoppiare entro la fine del 2004 i 30 hot spot che abbiamo ad oggi”.
Con Tin.it dobbiamo attenerci a quanto c’è scritto sul sito perché non siamo riusciti a parlare, per quanto abbiamo tentato, con nessuno dei responsabili del servizio. E non è che le informazioni siano molto chiare. O meglio, di certo c’è che il servizio momentaneamente è gratuito, anche se non si sa bene fino a quando. In home page infatti leggiamo che “per i clienti con abbonamenti Internet o Adsl tin.it il servizio è in promozione gratuita fino al 31 maggio 2004”, mentre in una pagina interna (http://help.virgilio.it/guide/dettaglio.jsp?id=3242&step=0) del sito dove cerchiamo ulteriori spiegazioni sulla loro rete Wi-Fi apprendiamo che “il servizio denominato tin.it hot spot è in promozione gratuita fino al 31 marzo 2004 per i clienti a pagamento tin.it” e qui un asterisco chiarisce senza lasciare ombra di dubbio che dai clienti a pagamento sono esclusi i clienti con abbonamento tin.it Free, i clienti dei Servizi Web Tin.it e i clienti Alice. Caspita, con il nostro collegamento a banda larga Alice Flat non possiamo nemmeno testare il servizio.
All’indirizzo http://tin.virgilio.it/hot_spot/elenco.html una scritta informa degli hot spot di Tin.it presenti in tutta Italia: “Attualmente abbiamo 357 Hot Spot contrattualizzati di cui 238 attivi e 119 di prossima attivazione”. Noi abbiamo fatto come San Tommaso e cliccando su ciascuna delle regioni abbiamo contato quanti accessi Wi-Fi ci fossero effettivamente e abbiamo notato che gli hot spot contrattualizzati della società sono 359, ma solo 231 in realtà sono attivi, almeno fino al 27 marzo, data di stesura dell’articolo. Certo, poca differenza, ma ci perdiamo per qualche hot spot?
Tiscali si proponeva di raggiungere la quota di 1.000 hot spot entro la fine del 2003 e, per estendere la copertura del network, si è alleata con Freestation. Attualmente i Totem Freestation sono 366, di cui 225 hot spot posizionati in molte regioni italiane. Ben lontani comunque da quelli promessi. Abbiamo chiesto a Tiscali il perché questa differenza. Stiamo ancora aspettando una risposta.

La prova sul campo

Al di là di quanti siano, funzionano gli hot spot? La risposta dipende dal fornitore del servizio. Per Tin.it come dicevamo prima non ci è dato saperlo, perché la società non ha risposto alle nostre richieste e non ci ha permesso di testare il servizio, per cui purtroppo non possiamo dir altro che ciò che abbiamo già scritto e tenerci i nostri dubbi. Per quanto riguarda Tiscali invece possiamo dire che il servizio fa acqua da tutte le parti. E non perché la società non ci abbia aiutato, anzi. Ma vediamo bene come è andata la nostra “mezza prova” con questo provider.

Tiscali

La società fornisce il servizio gratis, in collaborazione con Freestation, grazie all’accordo stipulato lo scorso aprile per cui Tiscali ha personalizzato con il proprio brand le postazioni della rete di Freestation e le ha collegate alla propria rete Internet in modalità broadband offrendo così agli utenti la possibilità di navigare in Wi-Fi.
Allora siamo andati sulla pagina del sito di Tiscali relativa al Wi-Fi e abbiamo cercato cosa servisse per la connessione leggendo nelle FAQ (http://point.tiscali.it/wifi/whats/faq) che “una volta che ci si trova in un HotSpot Tiscali e si possiede un account, come si accede al servizio? Basta avviare Internet Explorer o altro browser e al momento dell’autenticazione inserire username e password, cliccare su Invio per entrare nella rete e da questo momento si può navigare liberamente”. Incoraggiati da tanta semplicità saremmo subito partiti alla ricerca del primo hot spot vicino, se non che l’occhio malandrino ci è caduto sulla scritta “Attiva Tiscali Wi-Fi”. Ma come, non bastava avere un account? Adesso invece scopriamo a quanto pare che bisogna anche attivarlo. Bene, tentiamo. Noi l’account ce l’abbiamo già, ma proviamo (per chi non ne disponesse ancora uno) a vedere cosa succede anche nel caso in cui si scelga “No, abbonati subito”. E… non succede nulla! Allora chiamiamo il 130, il numero che in questa pagina è indicato come numero verde per l’assistenza. E ci dicono dopo svariati minuti di attesa che c’è un disservizio proprio su questa funzione. Vabbè, proveremo in un altro momento. Clicchiamo allora su “Sì, attiva il servizio” e un’altra schermata ci informa della procedura. Dobbiamo avere un cellulare e indicarne il numero. Quando poi riceveremo un messaggio con il numero di richiesta e il Pin (il codice di attivazione) dovremo inserirli in questa stessa schermata e premere “procedi”. Dopo si deve inserire il proprio username e la password dell’abbonamento a Tiscali, che non deve necessariamente essere a pagamento e a riprova di questo è citato infatti anche Tiscali 10.0 (Internet Gratis) tra le possibili scelte. Dopo aver accettato le condizioni per la fruizione del servizio appare una schermata di riepilogo. Bene, noi con il nostro account Tiscali 10.0 abbiamo provato per due settimane a registrarci, ma più in là di questa benedetta schermata di riepilogo non siamo mai andati. E non abbiamo provato da un solo computer e con un solo account, ma ben da due diversi Pc e con tre account differenti. Il servizio però non ha mai funzionato e alla schermata successiva a quella di riepilogo abbiamo sempre letto “Siamo spiacenti, il servizio richiesto non è momentaneamente disponibile. La preghiamo di riprovare più tardi”. Chiamando il 130 più volte, ci hanno sempre avvertito di aver ricevuto lamentele anche da parte di altri clienti e che c’era un guasto sul servizio. Anche su questo? Così dopo due settimane di tentativi per attivare il Wi-Fi, un qualunque utente non avrebbe avuto accesso al servizio o meglio, avrebbe cercato sicuramente un altro provider più efficiente. A noi, ancora oggi, non è stata data spiegazione di questo disservizio e l’addetta stampa ci riferiva che a Tiscali invece sembrava tutto a posto. Di bene in meglio. Ma non è tutto qui. Ci siamo rivolti ancora all’addetta stampa perché a questo punto ci fornisse uno username già attivo per testare il servizio. La prima volta ci siamo recati a Mediaworld di Cinisello Balsamo, indicato sul sito di Freestation (a cui Tiscali indirizza per trovare i suoi hot spot) come location funzionante e attiva e, sorpresona, dopo un quarto d’ora che tentavamo di capire perché il notebook vedesse la rete Wi-Fi, ma non ci proponesse la schermata di log in, abbiamo scoperto dal personale di Mediaworld (del reparto computer) che non era funzionante. Ma come, sul sito è segnato come uno degli hot spot attivi! Pazienza, siamo stati sfortunati, sarà un caso. Allora abbiamo ricontrollato la lista degli hot spot e scelto un'altra location per il nostro test: l’History Pub in via Cavallotti a Monza. Ma anche qui le cose non sono andate meglio. Il gestore del locale ci ha infatti spiegato che era da più di due settimane che sollecitava la riparazione del servizio non funzionante. Senza che nessuno se lo filasse. A questo punto abbiamo gettato la spugna. Avanti un altro.

Megabeam

Con Megabeam le cose sono andate decisamente meglio. Sul sito si trovano informazioni molto chiare sul funzionamento del servizio e all’indirizzo www.megabeam.it/it/mb_wisp/index.htm sotto la voce “servizio” e poi “dov’è attivo” si trova l’elenco degli hot spot disponibili. Per la maggior parte si tratta di aeroporti di grande affluenza e alberghi di lusso.
Ci siamo recati come prima meta a Linate. E qui dopo aver richiesto un permesso speciale alla polizia per il nostro test (purtroppo l’area Wi-Fi è dopo gli imbarchi) abbiamo acceso il nostro notebook in prossimità del cartellone, ben visibile, che avvertiva della connessione. Il posto è attrezzato per chi sta aspettando di imbarcarsi, per cui è confortevole e ci si può comodamente sedere sulle tante poltrone disponibili. Automaticamente il portatile ha rilevato la rete e non appena abbiamo provato a caricare una pagina internet si è aperta la schermata di log in di Megabeam. Digitando il nostro username e la password siamo entrati in Internet. La prima schermata che si è aperta è stata quella del sito dell’aeroporto di Linate e un piccolo pop up (da lasciare sempre aperto) per effettuare il log out, che indica a fine navigazione quanti byte sono stati ricevuti, quanti inviati e i minuti di connessione. Abbiamo provato a caricare diversi siti e il collegamento è sempre stato molto veloce. Un piacere insomma. Abbiamo anche ricevuto e inviato un’e-mail dal nostro programma di posta elettronica (outlook) e ci siamo riusciti inserendo alla voce “server in uscita” o “SMTP server”: mail.megabeam come suggeriva il sito stesso. Abbiamo effettuato il log out e provato dopo due minuti circa a riconnetterci per vedere se tutto funzionava bene. Ci siamo riusciti senza difficoltà.
Le card per navigare in Internet in modalità Wi-Fi di Megabeam si possono acquistare solo sul web perché il servizio è destinato per il momento a un utenza business (dotata quindi quando necessario di carta di credito). Se ci si trova perciò sul posto senza aver provveduto in anticipo, l’unica soluzione è quella di comprare dal sito di Megabeam (accessibile gratuitamente anche se non si hanno ancora username e password) un voucher per il Wi-Fi. Altrimenti, se ci si preoccupa prima di partire, si può pagare anche con un bollettino postale o con un bonifico bancario.
Il sito dove acquistare i voucher è www.megabeam.it/it/shop. Qui si possono trovare tre tipi di soluzioni: Now, One Day e Four Day. La prima è una carta prepagata del costo di 6,5 euro (il traffico dati è illimitato) che ha una validità di 60 minuti dal primo log in effettuato, indipendentemente dagli effettivi minuti di connessione in questo arco di tempo. One Day invece permette a 12,90 euro di navigare per 24 ore dal primo log in mentre Four Day a 36,90 euro garantisce una connessione di 96 ore dal primo log in.
La seconda location scelta per la prova del servizio è stato l’aeroporto di Malpensa. E qui visto che il cartello che indicava la presenza della zona Wi-Fi si vedeva poco distante dall’area dopo l’imbarco abbiamo provato a connetterci dai divanetti presenti davanti all’imbarco A, senza oltrepassarlo. La modalità di connessione è la stessa e dopo che si sono aperte le due finestre (una per il log out e questa volta una di benvenuto dell’aeroporto di Malpensa) il segnale di connessione benché fosse indicato solo come “buono” e non come il precedente “eccellente” di Linate ci ha permesso di navigare alla stessa velocità e di caricare diverse pagine contemporaneamente senza problema. Abbiamo anche notato che al nostro fianco c’era chi leggeva le notizie di un’agenzia di comunicazione dal proprio portatile. Dopo aver inviato e ricevuto un’e-mail di prova sempre inserendo lo stesso parametro (mail.megabeam) abbiamo effettuato il log out. Un’esperienza piacevole, che ha dimostrato l’efficienza del servizio.

Telecom Italia

Telecom, dopo aver dovuto rinunciare all’acquisizione di Megabeam e alla stategicità dei suoi accessi Wi-Fi, sul suo sito www.191.biz (cliccando sul link vai alla scheda e poi su copertura wi-fi) nell’elenco degli hot spot divisi per regione annovera comunque anche quelli di Megabeam, a cui offre un servizio di roaming. Noi per la prova del servizio ne abbiamo scelti due però con la scritta “Telecom Italia wifiarea”.
La società ha un’offerta articolata per quanto riguarda il Wi-Fi, che permette di scegliere tra carte prepagate o abbonamenti pay per use. Le prime sono in tagli da 5 euro per una navigazione di 5 ore, da 15 euro per 24 ore e da 40 euro per 7 giorni. In tutti e tre i casi le ore di connessione non dipendono dal tempo effettivo di collegamento a internet in modalità Wi-Fi, ma si intendono dalla prima connessione.
Gli abbonamenti sono di due tipi. Il primo a consumo con un minimo di traffico prepagato, il secondo flat. In particolare, MonthlyUse 50 MB prevede un canone mensile di 4,95 euro ed è comprensivo di 50 Megabyte di traffico (dopo si paga 0,5 euro per ogni Megabyte) mentre MonthlyFlat 10GB permette di sviluppare ogni mese un volume massimo di 10 GB di traffico con un costo mensile di 59,94 euro.
Prima di utilizzare per la prima volta una carta prepagata Wi-Fi di Telecom Italia, la si deve autenticare dal sito cliccando sul link Attivazione Carta Wi-Fi. Si deve scrivere la propria UserID e la password che si trova sul retro della carta e compilare il form con i propri dati anagrafici come nome, cognome, data di nascita e codice fiscale. L’abilitazione si può fare da casa o direttamente dall’hot spot in cui si intende navigare, dato che i siti www.191.biz, www.187.it e www.aliceadsl.it sono gratuiti e ci si può collegare anche senza username e password.
Per la nostra prova sul campo abbiamo scelto due degli hotel che si affidano a Telecom per il Wi-Fi. Il primo è stato l’AtaHotel Quark (in via Lampedusa) a Milano, il secondo l’hotel Gallia, sempre a Milano e vicino alla Stazione Centrale. Le prove si sono svolte in orari serali, alle 19.30 circa in entrambi i casi, quando la hall dell’albergo non era certo vuota. Appena acceso il computer la rete è stata automaticamente rilevata e una volta che abbiamo aperto la finestra del nostro browser cercando di caricare una qualunque pagina appare la schermata di log in per il servizio Wi-Fi “La rete in tasca”. Inserendo UserID e password abbiamo avuto accesso a Internet e si è aperta contemporaneamente una finestra (la “finestra di sessione”) per il log out, che Telecom consiglia sempre di effettuare una volta terminata la navigazione. Se inavvertitamente la si è chiusa, quando ci si trova in un hot spot Wi-Fi, la si può ritrovare digitando https://home.wifiarea.it:8443.
Come dicevamo poco fa, nonostante la hall dell’albergo fosse piena di persone con il computer (probabilmente in rete), la connessione era ottima e molto veloce. Abbiamo chiesto alla reception di entrambi gli alberghi dove potessimo reperire le carte prepagate Telecom e ci hanno detto che loro ne avevano avute circa un centinaio in dotazione e che avrebbero continuato a offrirle gratuitamente ai propri clienti fino ad esaurimento. Una prova piacevole quindi, dove tutto è filato liscio.

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A caccia di hot spot

Quando si è in giro con il proprio notebook e non si ha la possibilità di controllare dove siano le aree Wi-Fi, può essere difficile trovare gli hot spot e soprattutto avere un segnale forte a sufficienza. Per evitare di andare in giro con notebook aperto alla ricerca della rete senza fili ci si può armare di un Wi-Fi finder o detector, come quello di Kensington (www.kensington.com). La comodità si paga e infatti lo scatolotto, che sta nella tasca della camicia, costa circa 30 euro. In compenso però è affidabile e solo premendo un pulsante permette di trovare a una distanza di circa 100 metri un hot spot e anche di stabilire la qualità della connessione grazie a tre led luminosi.
Se invece si preferisce controllare da casa in Internet la presenza di accesi Wi-Fi esistono dei siti ad hoc, come quello di Intel (http://intel.jiwire.com/hot-spot-directory-browse-by-state.htm?country_id=107) che mette a disposizione un tool per la ricerca di hot spot, alcuni dei quali sono stati verificati dai service provider per la tecnologia mobile Intel Centrino. Selezionando la città che si desidera, appaiono tutte le location con Wi-Fi attive sul territorio italiano.

All’indirizzo www.wi-fizone.org si trova un altro sito per scovare nella propria città o ovunque si voglia gli hot spot.