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Dopo l’11 settembre la sicurezza dei sistemi
informativi è un tema caldo e di fatto un indispensabile tassello nella
politica aziendale. Spesso però le società italiane non sono in grado di
implementare Business Continuity né procedure per la sicurezza informatica,
sia per difficoltà d’allocazione del budget, sia per la poca
sensibilizzazione a questa problematica.
Per fotografare lo stato attuale nel settore della sicurezza aziendale e
delle soluzioni di Business Continuity, Assintel ha incaricato Mate (società
di ricerca e consulenza) di svolgere un’indagine su un campione di 400
aziende medio-grandi su due livelli di analisi: Milano e provincia, e il
contesto italiano.
La ricerca, realizzata tra marzo e aprile del 2003, ha evidenziato come il
responsabile IT si trovi a dover affrontare situazioni critiche e a
risolvere i problemi con poca attenzione ai particolari e con i mezzi e la
conoscenza di cui dispone in quel momento. Spesso poi nelle aziende più
piccole, questa figura non esiste proprio.
Il fattore più allarmante dell’indagine è l’approccio “non preventivo” delle
aziende: il fatto cioè che non sia stato pensato un piano accurato che
prenda in considerazione eventuali rischi, se non a fronte di incidenti già
avvenuti.
Le aziende però oggi non possono più permettersi un downtime prolungato e i
costi per le interruzioni di servizio aumentano sempre più. “Il sistema
informativo delle aziende deve essere sempre disponibile al 100% e i clienti
esigono dalle eCompany il raggiungimento dei five nines, il 99,999% di
uptime del sistema di servizio” commenta Luca Bilanzuoli, analista di Mate.
Ma da Assintel arrivano anche notizie confortanti: sembra infatti che il
trend stia cambiando e che le aziende italiane inizino a investire anche in
questo campo. Un aspetto ancora sottovalutato invece riguarda il trainig
dello staff tecnico.
Com’è il mercato della sicurezza?
Secondo stime IDC il mercato globale della sicurezza passerà dai 14 miliardi
di dollari del 2000 agli oltre 45 del 2005, mentre in Europa toccherà i 6
miliardi. In Italia invece il mercato della sicurezza IT crescerà dai 260
milioni di dollari del 2000 ad oltre 1,5 miliardi nel 2005 con un incremento
del 40% annuo, tasso superiore a qualsiasi altro paese europeo. Le aree che
toccheranno percentuali di crescita più forti saranno quelle
dell’outsourcing e del consulting.
Per quanto riguarda la Business Continuity il 50% delle aziende ha
ridimensionato il sistema di disaster recovery su un solo datacenter, che
permette un recupero tra le 48 e le 72 ore. Il risparmio medio aziendale per
la voce storage grazie a questa soluzione è tra il 30 e i 50%. Le aziende
più grandi invece, essendo dotate di datacenter multipli, possono
ripristinare le attività entro un massimo di 8 ore.
Secondo un’indagine Forrester del marzo del 2003, le soluzioni di business
continuity continueranno a crescere durante tutto il 2003. Infatti, sembra
che il 62% delle aziende che fatturano più di un miliardo di dollari
acquisterà soluzioni che permettano la continuità delle operazioni.
I risultati della ricerca
Le imprese che hanno attivato procedure di sicurezza informatica o che hanno
intenzione a breve di farlo a Milano sono l’85%, mentre sul campione
italiano la percentuale scende invece all’81%.
Il 72% delle aziende intervistate dichiara di avere il responsabile dedicato
alla sicurezza interno, il restante 28% affida invece al responsabile IT
queste problematiche. Riguardo all’allocazione del budget di spesa per la
sicurezza, solo il 35% delle aziende ha risposto di averne uno. Per quanto
riguarda il contesto milanese, l’8% delle imprese non ha alcun interesse
riguardo al problema della sicurezza e questa percentuale sale fino al 12%
se si analizza il campione italiano.
Quasi un’azienda su 10 afferma di aver subito attacchi con conseguenze
rilevanti, mentre il 60% dichiara di non averne mai subito uno.
“Bisognerebbe a questo punto capire cosa si intende per un attacco
informatico in quanto un agguato non è necessariamente teso a procurare
danni e molte imprese probabilmente non se ne sono nemmeno accorte. Da
notare, poi, come gli attacchi rilevanti siano stati subiti dalle aziende
dichiarate innovative. Il consiglio in questi casi, nell’ambito della
sicurezza, è di usare solo applicazioni consolidate, non affidandosi a
quelle di nuova generazione” aggiunge Bilanzuoli.
L’attacco da parte di virus attraverso Internet o la posta elettronica è
ancora la preoccupazione principale e quasi tutte le aziende (il 94%) hanno
avuto problemi con i virus. La percentuale delle intrusioni e degli accessi
non autorizzati ai dati aziendali invece è bassa, e raggiunge solo il 10%.
Il backup nella politica aziendale è visto come elemento imprescindibile per
la sicurezza IT e il 98% delle aziende lo adotta. Il 99% del campione
possiede un software antivirus. Il 76% dispone di un firewall e la
percentuale supera i 90% nei casi in cui l’impresa utilizzi una rete
extranet. “I firewall sono abbastanza diffusi. Il problema è la loro
efficacia. La tipologia migliore è quella presente a livello di server, che
analizza i flussi con procedure automatiche” dichiara Bilanzuoli.
Il 76% del campione milanese dispone di procedure di disaster recovery, ma
la percentuale scende fino al 43% sull’intero campione nazionale. L’1%
dichiara di avere intenzione di adottarne a breve.
Il 59% delle aziende intervistate dispone di locali dedicati con accesso
controllato, nello specifico la sala server, il 41% invece ne è sprovvisto.
Riguardo al livello di sicurezza fisica e logica, il 18% intende aumentarlo
a breve, il 44% l’ha già fatto, mentre il 32% è soddisfatto della propria
situazione.
Secondo la ricerca poi i dipendenti dovrebbero seguire procedure più rigide
per l’utilizzo del sistema informativo. Il 34% del campione ha risposto
infatti affermativamente, il 12% tenterà questa strada a breve.
Il 75% del campione ha sviluppato piani per aumentare la sensibilità del
personale al problema della sicurezza, mentre l’8% lo farà a breve. Il 79%
delle aziende dispone di un sistema antincendio, il 23% d’impianti
televisivi di controllo e il 76% possiede locali climatizzati.
A livello internazionale, se il biennio 2002-2003 avrebbe dovuto essere
incisivo sul fronte degli investimenti, il 2004 registrerà invece un trend
di crescita e un’importante accelerazione. |