Network Magazine

Giugno/Luglio 2003              

Unix

Server on demand con IBM

Michela Bercellesi

“Il market share è la misura della rilevanza del business di un’azienda nel mercato e crescere in questo senso vuol dire vincere” dichiara Carlo Poggi, manager della linea pSeries di IBM (tel. 02.59621, www.ibm.com). E IBM, che nel segmento dei server si è posizionata nel 2002 con una quota del 43,3%, questo lo sa bene.
Secondo stime di GMV, società di IBM, nel 2003 il mercato dei server in Italia raggiungerà i 1.209 milioni di dollari e sarà dominato da un 40,5% della piattaforma UNIX contro il 21,5% di quella Windows 2000/NT/XP. “Nel 2005 il mercato RISC-UNIX arriverà a 512 milioni di dollari dai 489 milioni del 2003” aggiunge Carlo Poggi.
Per reggere questa sfida la società ha presentato eServer p690, un server UNIX in grado di offrire un aumento delle prestazioni del 65% rispetto ai modelli precedenti.
p690 è completamente rinnovato da un processore POWER4+, caratterizzato da un clock di 1,7 GHz, il doppio della memoria con una cache Level 3 da 567 MHz. Raddoppia anche il supporto LPAR a livello di processore.
eServer p690 ha un nuovo sottosistema di I/O che arriva quasi a triplicare la larghezza di banda delle operazioni di input/output e propone alle aziende una piattaforma efficiente per il consolidamento di più server e per gestire grandi applicazioni di tipo single-system.
Il server p690 è abbinato a AIX, sistema operativo aperto basato su UNIX, che offre strumenti di gestione remota basati su web per controllare il sistema e monitorare risorse chiave.
IBM, oltre al modello di fascia alta eServer p690, ha presentato anche un sistema midrange, p670, che incrementa le prestazioni del 90% rispetto al modello precedente e il nuovo server p655 ad altissima densità.
Oggi le società hanno la necessità di allineare l’Information Technology alle esigenze del loro business e rendere le infrastrutture esistenti più efficienti.

“Sta nascendo un nuovo modo di go to market. Non facciamo pressioni spingendo il prodotto, ma cerchiamo di creare una value proposition. La nostra è un’azienda con una forte anima tecnologica. Il prodotto è importante, ma anche il contesto nel quale lo s’inserisce è fondamentale. In questo mercato in particolare, molto competitivo, la nostra strategia per crescere è capire le reali esigenze dei clienti e avere una tecnologia avanzata, ma anche lineare e a costi ridotti” continua Poggi.
In quest’ottica, IBM sta cercando di rafforzare il legame con partner e clienti. La società ha infatti iniziato a seguire un programma per la fidelizzazione dei business partner già esistenti e la certificazione di nuovi. Nell’area open in particolare IBM intende raggiungere una maggiore profondità territoriale.
Ma non è tutto qui. La società ha infatti introdotto nella sua strategia “on demand computing” un nuovo sistema di virtualizzazione. E’ possibile attivare e disattivare la capacità on demand. Questa tecnologia consente ai clienti di attivare ulteriori processori in base alle necessità, disattivandoli poi quando non servono. Anche la memoria può essere estesa quando lo si ritiene necessario, consentendo ai clienti di avere una certa capacità inutilizzata, che successivamente può essere attivata con una granularità di 4GB.
“IBM permette anche di testare per 30 giorni tramite il “try and buy” gli upgrade di processore o della memoria. Funziona un po’ come se fosse una carta prepagata” conclude Poggi. I clienti così possono sperimentare diverse capacità fino a trovare quella necessaria attivandola quando necessario, permanentemente o in modo temporaneo.