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In questi ultimi anni il settore tessile e
dell’abbigliamento italiano è stato messo a dura prova da tutta una serie di
fattori, tra cui le creazioni asiatiche e la forza con cui esse sono
penetrate nel mercato internazionale.
Per non perdere il valore inestimabile del Made in Italy, il Consorzio FIA
(Formazione, Idee, Azioni) e le Associazioni di categoria del comparto,
hanno promosso Moda Lombardia Network, un progetto per lo sviluppo
imprenditoriale e manageriale femminile dedicato alle PMI italiane.
Finanziato dalla Regione, ha dato luce a un network di servizi informatici
per sperimentare l’eCommerce (www.modalombardia.net) e a una ricerca
(effettuata su un campione di 200 imprese lombarde gestite da donne o con
prevalenza di maestranze femminili) che ha fotografato lo stato dell’arte in
questo comparto.
Lo scopo dell’inchiesta? Quello di evidenziare le cause che ostacolano lo
sviluppo dell’imprenditorialità femminile in ambito regionale. La ricerca ha
dedicato particolare attenzione alla Lombardia, strategica per l’intero
comparto, dove si concentra il polo produttivo fondamentale per il tessile e
per l’abbigliamento. “Si pensi che le industrie (PMI e artigiane) lombarde
sono circa il 16% delle imprese totali nel panorama della moda italiano. Non
si può prescindere quindi dallo sviluppo e dall’innovazione delle aziende
lombarde per il rilancio dell’intero settore” si legge infatti a tal
proposito nella ricerca. In questo mercato poi la presenza delle donne,
secondo il rapporto, è massiccia e l’incidenza media delle imprese femminili
è del 52% contro l’11% della totalità delle aziende. “Scopo finale del
progetto intero – si legge nel rapporto – è quello di avvicinare le società
di donne alla concezione di lavorare in network, di costituire cioè una rete
di contatti che permetta di rispondere in modo efficiente e rapido alle
richieste del mercato”. Il network telematico dunque permetterebbe di
ridurre l’isolamento e favorire l’aggiornamento e lo scambio tra diverse
filiere.
Oddone Sangiorgi, presidente del Consorzio FIA, ha sottolineato però come il
campione esaminato non sia “spontaneamente sensibile al lavoro in rete” e
all’utilizzo di Internet sia nella sua funzione informativa (solo l’8% lo
ritiene una fonte), sia per creare nuovo business.
Il sistema moda italiano
Strutturalmente il sistema della moda italiano è caratterizzato da una media
propensione all’export e all’uso dei marchi dei clienti, e una bassa
concentrazione della produzione.
Ma vediamo qualche numero. La “fashion industry”, secondo la ricerca,
rappresenta un capitale di altissimo valore in ambito europeo e nel 2001 ha
registrato un fatturato di 181 miliardi di euro confermando l’Europa come il
secondo esportatore di tessile e abbigliamento più grande dopo la Repubblica
Popolare Cinese. In questo panorama, l’Italia rappresenta la punta di
diamante del mercato europeo sia in termini di numero di addetti sia di
numero di imprese. Per quanto riguarda i mercati esteri invece, responsabili
del 60% del fatturato complessivo del sistema moda italiano, vi è sempre
stata una bassissima dinamicità, anche se la ricerca crede che l’incidenza
dell’export possa aumentare nel corso del 2003.
La crisi ha colpito in maniera differente i diversi comparti. Quelli a monte
hanno subito un vero tracollo, con un calo produttivo nel terzo trimestre
del 2002 in media del -15%. L’abbigliamento invece ne è uscito meglio: negli
ultimi quattro anni la sensibilità agli alti e bassi, come dicevamo prima,
si è molto attenuata e il fatturato cresce moderatamente lungo un trend
stabile. “Malgrado i risultati in termini di fatturato siano ancora negativi
– si legge nel rapporto - il mercato interno ha rappresentato l’ancora di
salvezza che ha impedito al settore di precipitare in una recessione di
dimensioni ancora più consistenti”.
Secondo il rapporto, penalizzata da una bassissima dinamicità della domanda
sia sui mercati esteri, sia su quello italiano, la campagna ordini per la
primavera-estate 2003 si è chiusa in modo nettamente peggiore del previsto
nella maggior parte dei comparti dell’abbigliamento italiano. Tale
andamento, sempre secondo la ricerca, lascerà tracce nei livelli di attività
di questi mesi e ritarderà l’appuntamento con la ripresa.
Le donne e l’imprenditoria: i dati
“Storicamente il sistema moda è un comparto a massiccia presenza femminile,
non solo in ambito produttivo, ma anche in quello del commercio al
dettaglio” si sottolinea nel rapporto. Rielaborando i dati ISTAT, possiamo
notare come relativamente all’andamento della situazione occupazionale dal
’51 al ’91 si sia avuta una continua “femminilizzazione” non solo in termini
percentuali, ma anche in valore assoluto rispetto alla figura maschile: la
presenza delle donne è cresciuta continuamente fino agli inizi degli anni
’80, mentre quella maschile era già in contrazione da almeno un ventennio.
Come dicevamo sopra, la ricerca analizza specificatamente le imprese in
Lombardia, centro nevralgico del settore tessile e dell’abbigliamento.
Questa regione infatti ricopre un ruolo di importanza essenziale nel
comparto e ospita sul suo territorio il 17% circa del numero totale di
imprese italiane del settore. Il comparto ha una buona diffusione sul
territorio, con localizzazioni di produzione significative in quasi tutte la
province. E, come si legge nella ricerca, raccoglie una buona quota delle
imprenditrici e lavoratrici autonome italiane. L’incidenza
dell’imprenditoria femminile nel settore tessile e dell’abbigliamento è di
gran lunga superiore al dato medio, soprattutto se confrontata con il dato
sulla totalità delle aziende artigiane. Secondo l’Albo Artigiani infatti,
nel 2001 su 256 mila e 695 imprese artigiane quelle femminili erano ben 29
mila e 818 con un’incidenza dell’11,6%. Nel 2000 poi le aziende formate da
lavoratrici (solo da donne) erano ben il 48,2% nel settore della confezione
dei vestiti, il 44,3 nelle industrie tessili e il 45% nell’attività di
imballaggio e confezionamento.
Il campione intervistato
La ricerca oltre che a mettere a fuoco la figura dell’imprenditrice lombarda
mira a fornire uno spaccato funzionale a successivi impianti progettuali e
servizi mirati. A tal proposito sono state intervistate titolari di aziende
e produttrici di marchio proprio, per inserirle successivamente nel database
che completerà il sito di Moda Network Lombardia. Il campione analizzato è
composto da 104 donne mature, alla testa di aziende con una vita media
superiore ai 20 anni.
Vediamo insieme i risultati delle interviste. Il 47% del campione analizzato
ha un’età superiore ai 45 anni, il 32% tra i 36 e i 45 anni. Il 71% è
coniugato e il 77% ha figli, la cui età per il 55% dei casi è superiore ai
15 anni. Il titolo di studio conseguito mediamente è a livello della scuola
media superiore. Il 13% ha ottenuto la laurea, mentre il 13% ha frequentato
scuole di specializzazione.
Per quanto riguarda la relazione con le nuove tecnologie e con le
potenzialità offerte dal web, la sensazione del campione intervistato è di
“fiducia con riserva” come si legge nel sondaggio. Internet è visto infatti
come uno strumento poco familiare, non essendo usato né come fonte di
informazione, né tanto meno come mezzo di promozione del business.
Alla domanda “come cura il suo aggiornamento” è emerso quanto il web e le
associazioni di categoria siano fonti alquanto trascurate. Le imprenditrici
del campione infatti individuano nelle fiere di settore la loro maggiore
occasione di aggiornamento professionale (29,1%), seguita dalla
consultazione di riviste di settore (24,9%) e, distanziate di poco in ordine
di importanza, dalle notizie ricevute dagli operatori commerciali come
clienti, fornitori e agenti di vendita con cui vengono in contatto (23,5%).
Soltanto nell’8% dei casi le imprenditrici intervistate intravedono in
Internet una possibilità di crescita professionale. Con questo assunto siamo
quindi ancora molto distanti dalla messa a fuoco del web quale concreta
opportunità di business.
Le aziende delle 104 donne sono abbastanza consolidate: l’anno medio di
inizio dell’attività è infatti il 1977. Solo una piccola quota (5%) ha
decentrato gli impianti produttivi, mentre il 77% realizza i propri prodotti
interamente in Italia. Per quanto riguarda l’attività, più di un terzo delle
intervistate ha rilevato una crescita nel fatturato (38%). Per il 47% invece
gli incassi sono costanti, mentre per il 15% in diminuzione.
Sembra che le imprenditrici lombarde si siano “fatte da sole”: secondo la
ricerca infatti, quasi nessuna delle donne ha chiesto finanziamenti in fase
di avvio dell’impresa (82,6%). Il 4,6% è ricorso invece a finanziamenti
pubblici. Per lo sviluppo dell’attività, le percentuali si modificano
mantenendo però sempre bassa la quota di coloro che hanno fatto ricorso a
finanziamenti pubblici (11%). Il 20,9% ha scelto la via privata, il 16,5% il
credito agevolato e il 51,6% non ha mai richiesto finanziamenti. Da notare
però che alla domanda “la titolare dell’azienda è fondatrice o erede” solo
il 41,8% abbia risposto fondatrice.
Quale ruolo riveste poi l’imprenditrice lombarda? Generalmente si occupa dei
classici ruoli di una piccola azienda: tratta con la clientela e
supervisiona i processi produttivi, ma è poco coinvolta nella produzione.
“Le imprenditrici del campione vivono a tutto tondo doppio ruolo e doppia
presenza tra casa e impresa: la loro giornata lavorativa media – si legge
nella ricerca – supera le nove ore in azienda, cui se ne aggiungono
mediamente altre tre dedicate al lavoro di cura e agli impegni domestici”.
L’approccio all’esperienza imprenditoriale è stato molto diverso di caso in
caso. Possiamo riassumere così: il 34% delle intervistate ha assunto posti
dirigenziali dopo una precedente esperienza lavorativa come dipendente in
altra società, il 21% ha invece maturato esperienza come dipendente proprio
nell’azienda che dirige ora.
Le imprenditrici intervistate, secondo la ricerca, rispecchiano
l’individualismo tipico del settore italiano e la “sfiducia” o disaffezione
verso aggregazioni organizzate. Fattori che costituiscono, a detta di molti
esperti, uno dei principali punti di debolezza del sistema moda dell’Italia.
La leva competitiva
Secondo il rapporto, il network telematico può essere la leva competitiva
del sistema moda italiano. La realizzazione di una comunità Internet
ModaLombardia.net, intesa come sistema di relazioni ICT organizzato e
gestito, può essere una valida risposta ad una serie di criticità
strutturali cui la piccola impresa non può far fronte. Prima tra tutte la
globalizzazione della produzione e della commercializzazione. In secondo
luogo lo snellimento della catena distributiva e gli alti costi promozionali
o commerciali per l’esplorazione di nuovi mercati e la visibilità del
proprio marchio.
Internet mette a disposizione tra tutta una serie di strumenti come, ad
esempio, le newsletter. Esistono molte associazioni infatti dotate di
“giornali elettronici” per i propri iscritti. Alcuni tra questi sono a
pagamento, altri gratuiti, ma tutti forniscono secondo il rapporto molte più
informazioni di quante se ne possano ottenere partecipando ad una fiera o
attraverso i propri contatti personali. Le notizie vanno molto in là infatti
rispetto ai confini del proprio territorio e del proprio settore e,
soprattutto, sono costantemente aggiornate.
Oltre ai siti delle società settoriali o delle associazioni di categoria,
molti portali del tessile-abbigliamento si rivelano utili per
l’aggiornamento professionale, ma anche per attuare una verifica della
propria situazione aziendale attraverso l’osservazione del mercato e della
concorrenza. Un grosso problema per le aziende di piccole dimensioni è
infatti la difficoltà di prendere coscienza del proprio posizionamento e del
mercato di riferimento: un confronto con le altre aziende diventa così uno
strumento di “autodiagnosi aziendale e di comparto” come si legge nella
ricerca. Molti gli esempi da citare. Tra i più significativi ricordiamo
YellowTex.com, Textile-Italy.com, TessilModa.com e ModaItalia.net.
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